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Sembra che Silvio Berlusconi sia stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura della Repubblica di Lecce per l'operazione della privatizzazione di Alitalia (numero di registro generale 13360/2010). La denuncia per "insider trading", "aggiottaggio","truffa" ecc. sarebbe partita dall'avvocato Francesco Toto, azionista di minoranza di Alitalia, che con la disastrosa operazione dice di averci rimesso 500.000 euro. E gli altri 60 milioni d'Italiani che hanno dovuto pagare quella privatizzazione 50 euro a testa, non dovrebbero associarsi alla denuncia? Aug
Se Mastella e soci non avessero fatto cadere il Governo Prodi, forse la crisi di Alitalia si sarebbe conclusa con il passaggio della compagnia aerea italiana ad Air France, senza alcun costo per i cittadini, mentre la stampa e le tv berlusconiane (3/4 dell'intera informazione nazionale) avrebbero gridato allo scandalo: "Prodi ha venduto Alitalia agli stranieri" e sarebbe nata un'altra fiction del tipo Telecom Serbia, con tanto di insinuazioni di mazzette e accordi sottobamco. Per nostra pace sono caduti tutti e due: il Governo Prodi e l'accordo Air France-Alitalia. Le disgrazie della compagnia nazionale di bandiera sono state poi spregiudicatamente cavalcate in campagna elettorale, dove il candidato miliardario faceva capire di avere un asso nella manica per far risorgere Alitalia più bella e più forte che pria. In quei giorni le casse di risonanza del padrone della televisione sottolineavano le richieste di 2000 esuberi di personale fra le condizioni di acquisto dei francesi, spaventando così anche i piloti e le hostess, che cominciarono a sperare nell'avvento del Berlusca-messia. Le speranze sono diventate realtà e, a distanza di quattro mesi, si concretizza una soluzione per Alitalia: una cordata di compratori italiani garantiti da un intervento governativo di ripianamento debiti (50 euro a testa per ogni cittadino, neonati compresi). E...sorpresa, mica tanto sorpresa, Air France con un entrata del 20% (con prospettive di aumento) e forse anche Lufthansa e British Airways La vera novità sta nel fatto che se prima delle elezioni era stato sollevato lo spauracchio di 2000 esuberi chiesti da Air France, ora si parla di 5000 -7000 e persino di 10.000 dipendenti Alitalia che dovranno andarsene o cambiare mestiere. Mentre lo Stato (cioè noi) viene in aiuto della compagnia, ormai ridotta al lastrico, con un contributo di 300.000.000 euro. Di questo capolavoro se ne vanta il capo del Governo, che lo chiama "salvataggio" e rifiuta di discuterne con i rappresentanti dei lavoratori. Tanto gli è riuscito bene il gioco di prestigio, da temere disperatamente che se ne scopra il trucco. Aug Previsioni.....: 13 Settembre 2008 - ore 14 Entro oggi dovrebbero consumarsi le ultime chances per la sopravvivenza di Alitalia. Il ministro del lavoro Sacconi al TG2 dichiara mestamente che ci sono delle crepe nella cordata dei compratori e stima del 50% la possibilità che la trattativa fra le parti (Cai- Sindacati e Commissario) vada in porto. A me sembra di assistere a una messinscena che si concluderà con il fallimento della compagnia di bandiera italiana. Soltanto allora vedremo intervenire i veri compratori, che avranno mano libera per rilevarla a prezzi stracciati. Se poi in questa cordata off time si nasconderà qualcuno della famiglia Berlusconi, nessuna sorpresa. Potrei dire la frase più antipatica di questo mondo "Io l'avevo già previsto".
foto de l'Unità 28/12/2010 Al lupo! Al lupo!! Come primo scoop il nuovo "Libero", quotidiano bidiretto da Feltri e Belpietro, annuncia la preparazione di un "finto attentato" ordito da Fini contro Fini, con ferimento lieve, per far cadere la colpa su Berlusconi (manco a Hitchcock sarebbe venuta un'idea così intricata). Immagino che dopo aver lanciato la bomba (giornalistica), i due si siano chiusi in ufficio a sghignazzare, sfregandosi le mani per la bella pensata. Per la verità in pochi hanno mostrato di prendere sul serio la palla di fango dei due mattacchioni, al di fuori di un paio di Tribunali che hanno aperto le doverose indagini del caso. Ormai, a forza di strillare "Al lupo" contro Boffo, Fassino, Tulliani-Fini, Saviano, Marcegaglia ecc., le loro grida non godono di molta credibilità, ma la notizia fa comunque il giro di tutti i mass media. Ulteriore carne da mettere al fuoco del gossip filo-berlusconiano. Gli Italiani avrebbero altro cui pensare, ma urge oscurare le luci sui malumori di piazza, sulla rivolta delle ministre, sulle vacche comprate, sulle cose non fatte dai governanti e sulle malefatte...e di questi tempi tutto fa brodo. A proposito, l'inchiesta sul presunto attentato a Maurizio Belpietro del 30 settembre, pubblicato con grande scalpore dalle solite testate infeltrite, è prossima alla chiusura e sembra riproporsi come simulazione di reato. Quando si dice il caso! Aug
22 Dicembre 2010 Il chiodo fisso Alla vigilia di qualche Natale fa mi trovavo a Binasco(MI). Verso le 10 di sera ero lì che stavo spingendo l'auto di mio genero per farla mettere in moto. All'accensione del motore la macchina schizzò via e io caddi in avanti facendo tre capitomboli consecutivi sull'asfalto. Rotolando, andai a finire ai piedi di una coppia di signori, che appena mi rialzai mi chiesero impassibili: «Scusi, saprebbe indicarci dove si trova piazza XXV Aprile?»«E' questa la piazza che cercate» risposi educatamente. Quella notte attesi il Natale con qualche dolore addosso e con un pensiero: «Ma è normale vedere un sessantenne rotolare per terra e non chiedergli se si è fatto male?» Penso a questo episodio, tutte le volte che Berlusconi (quasi ogni giorno) se la prende con i magistrati e con il sistema giudiziario. Il Paese va a rotoli, i disoccupati senza speranze di tornare a lavorare aumentano, gli studenti vedono minacciato il loro futuro da leggi scellerate di un governo sordo, l'Italia scende agli ultimi posti fra gli stati civili. E lui si preoccupa di una sola cosa: che la magistratura taccia! Mai che si interroghi sullo stato (non virtuale) di salute della Nazione che dovrebbe governare. Ha un solo chiodo fisso che non lo fa dormire alla notte (a parte i bunga-bunga): mettere la propria persona al riparo da ogni incriminazione passata e futura. Se avessi occasione di chiedergli quale futuro attenda questa Italia, probabilmente mi risponderebbe: «Dove si trova piazza XXV Aprile?» Aug
La stagione dei Casini
La storia è piena di personaggi che hanno fatto fortuna in uno stato di crisi. Fulgidi esempi ne abbiamo avuti con il craxismo, ago della bilancia nei governi della prima Repubblica. Avventura politica finita male, è vero, ma arricchita da rivoli di miliardi fra Hong Kong - Lugano - Hammamet. Poi con il berlusconismo. Fenice risorta dalle macerie politiche di Tangentopoli, il berlusconismo salvava dal fallimento il miliardario amico di Craxi, per renderlo strapotente e straricco. E dall'odierna stagione dei casini, chi volete che ci guadagni? Ma lo dice il nome stesso! Mai come adesso il pur loquace Pierfreddy si è dimostrato tanto logorroico. Purtroppo, anche suo malgrado, è Casini la star del momento. Corteggiato da sinistra a destra, lui si schernisce, come quel mercante che dice di non voler vendere il suo pezzo più caro, solo per alzarne le quotazioni. Residuato nostalgico della vecchia Democrazia Cristiana, si eleva come astro nascente della terza Repubblica. E parla, straparla, rilascia interviste, entra in tutti gli studi radiotelevisivi. Puntualizza con petulanza il suo "stare al centro". La migliore occasione gli è stata offerta nell'ultima puntata di ANNO ZERO. Mentre Di Pietro e La Russa si gridavano addosso: «Fascista!» e «Analfabeta!», lui si ergeva irridente: "Per questo abbiamo fatto il terzo polo. Io sono un'altra cosa!" Ma il suo capolavoro di centrismo si compie oggi, dicendosi all'opposizione, con l'intenzione di votare comunque le varie leggi che servano a non far cadere il Governo. Uno stare al centro come il canale fra due chiappe! Aug
Inizio della Fine? - ore 15,30 - Mentre Roma è invasa da un mare d'incazzati, studenti, operai, terremotati e altre categorie di cittadini in difficoltà, alla Camera il governo Berlusconi ottiene la fiducia per 3 voti. Sotto palazzo Madama, sede del Senato, si scatena una guerriglia che ci ricorda altri tempi e altre regioni del mondo. Dopo il voto la folla inferocita cerca di raggiungere la blindatissima piazza Montecitorio. Poi i più scalmanati si dirigono verso palazzo Chigi, a Piazza del Popolo, in via del Corso. Vengono sparate bombe fumogene, incendiate auto e camionette. Altre scene di protesta si svolgono contemporaneamente in altre città, le più accese a Palermo, a Genova e a Milano, dove gli studenti riescono a occupare il palazzo della Borsa per installare uno striscione con la scritta "Accozzaglia di affaristi, razzisti ladri". Mentre scrivo, le notizie si accavallano e sono tutte al cardiopalma. Non so come andrà a finire. Anzi, non so cosa sta iniziando in questo martoriato Paese! 12 Dicembre 2010 Aug
Chi fa per sé fa per sé
Quando Pierluigi Bersani, nel suo discorso a Piazza San Giovanni, ha scandito la frase "...mai metterei il mio nome sul simbolo", mi è sembrato finalmente di capire cosa mi rendeva antipatiche tante bandiere di partito. Quasi tutti i simboli usati nelle liste elettorali sono orribili. Sarà perchè nasce un partito al giorno e i disegnatori non sanno più cosa inserire dentro al logo dell'ultimo nato. Una volta bastava una falce e martello, uno scudo crociato, una fiamma, un sole, anzi, bastava il colore e capivi subito di chi era quella bandiera. Adesso ci mettono dentro di tutto e per far capire agli elettori, probabilmente considerati "popolo bue", è in voga l'usanza di stampare nel simbolo il nome del leader. Ma Bersani mi ha fatto capire di più. Personalizzare il simbolo non è soltanto questione di farsi riconoscere. E' proprio un modo di considerare un partito e la politica in generale. Un modo improntato al culto della personalità. Il partito considerato come mezzo per mandare al potere una persona ...e tutto il resto è noia. La filosofia del "Ghe pensi mi" contrapposta al "Facciamo insieme". Ma è giusto illudersi che tutti i mali d'Italia possano essere sanati da un solo individuo carismatico? Grazie Bersani, per avermi fatto capire meglio quanto siamo noi tutti necessari per disincagliare questa nave Italia finita alla deriva! ...E non è retorica! Aug
A caval donato.... Questo Natale sarà quasi certamente un Natale più povero per tutti (tranne per quei pochi che hanno fatto impoverire tutti). Pertanto dovremo celebrarlo all'insegna della sobrietà. Intendiamoci bene, non la sobrietà invocata da Berlusconi ai suoi sudditi, ma quella che caratterizza ogni società responsabile. Stiamo facendo fatica a riconoscerlo, ma siamo arrivati al capolinea del consumismo. Ci sarà ancora chi si regalerà l'ultimo modello di televisore a schermo gigante o il supercellulare all inclusive, ma saranno in aumento le persone costrette a rinunciare al superfluo. E nessuno si illuda di tornare alle spese allegre da boom economico. Comunque sia, la slitta di Babbo Natale quest'anno viaggerà più leggera. Non è il caso di consolarci con la solita frase ipocrita: "Pensiamo a chi sta peggio di noi", perché non aiuta a tirare su il morale. Chi sta peggio starà peggio ancora, quando noi staremo peggio di adesso. Eppure, per incapacità a vedere il bicchiere mezzo vuoto, io mi sento di esprimere un pizzico di ottimismo. Tutti gli anni a Natale c'è chi si preoccupa di regalarmi costosi capi da abbigliamento. Io ringrazio, perché il maglione è bello, la camicia è di moda, il giacchetto ci voleva e mi guardo bene dal disprezzare il caval donato. Tuttavia mi rendo conto di essere frainteso quando cerco di mettere le mani avanti prima delle feste: «Quest'anno non spendete soldi in regali per me». La frase viene interpretata come falsa modestia e a Natale mi ritrovo sempre con qualcosa in più da appendere nell'armadio. Quello del 2010 sarà invece un Natale di svolta. Ho espresso in anticipo i miei desideri in una lettera messa sotto l'albero appena addobbato. Solo tre righe, con i titoli dei libri che vorrei avere. Ecco, tutti in famiglia sanno che amo leggere, ma non mi regalano mai libri. Sarà perché un libro costa poco e loro vogliono farmi qualcosa di maggior valore . E sbagliano. Perchè non c'è maggior valore per me di un buon libro. Chissà se in tempi di vacche magre io non possa finalmente essere esaudito! Aug
Fine regime Un episodio sentito raccontare più volte da ragazzo. Durante il Ventennio a Roma e nel Lazio la stragrande maggioranza della popolazione era fascista. Chi non lo era doveva far finta di esserlo, o accettare una vita da osservato speciale. Il 4 giugno 1944 gli Alleati entravano a Roma e la città veniva liberata dal Fascismo. La notizia giunse al mio Paese (Marta, in provincia di Viterbo) con il Cinegiornale "la settimana Incom", che veniva proiettato prima del film in programma. Quella sera, quando si riaccesero le luci, il pavimento del Cinema era tappezzato di tessere fasciste. Appena il locale si svuotò del pubblico, l'addetto alle pulizie si affrettò a farle sparire come se scottassero. Vent'anni trascorsi sotto il motto "Credere, obbedire, combattere", da figli della lupa a balilla, da avanguardisti a esaltanti dell'Impero fascista, all'improvviso si scoprì che nessuno aveva mai avuto a che fare con il regime. Quanti anni sono passati dai racconti di mio padre! Eppure mi sembra di avvertire nell'aria il preavviso di scenari simili, da fine regime. Però c'è una differenza da allora a oggi. Alla fine del Fascismo si dovette ricostruire un Paese e una democrazia e gli Italiani, tutti insieme, seppero farcela. Alla fine del Berlusconismo sarà più ardua la ricostruzione. In questi ultimi vent'anni l'Italia ha subito un degrado non solo ambientale ma anche etico e politico. Persino i vocaboli hanno cambiato di significato. Oggi la parola onesto equivale a fesso, buono vuol dire coglione, egoismo viene spacciato per federalismo, l'avversario politico è raffigurato come il nemico, l'evasore è un furbo, riforma è il nome che viene dato a ogni legge anticostituzionale, persino la parola Patria non vale più Italia per tutti. Questo è il ventennio dei messaggi subliminali. La televisione ha elevato a valore l'apparire, piuttosto che l'essere, il denaro facile piuttosto che il prodotto del lavoro. Il sogno di migliaia di ragazzine è quello di diventare veline a costo di essere promosse nel letto di qualche anziano ricco bavoso, mentre altrettanti ragazzi hanno come modello da imitare uno come Corona. Per tutti il massimo sarebbe fare tanti soldi come Berlusconi. "Con la cultura non si mangia", lo dice persino un ministro e infatti il livello culturale nei mezzi di comunicazione televisivi si abbassa drasticamente in trasmissioni gridate, sguaiate, spesso volgari. Il bombardamento mediatico, che giustifica persino le squallide orge, fra sesso e droga, di chi dovrebbe invece governare, stravolge le coscienze più deboli, in una Italia spaccata in due. Sarà quindi tutto da rifare, ma necessariamente dopo aver superato il crack economico-finanziario che seguirà la caduta di Berlusconi. Uno che ha in mano la quasi totalità dell'informazione televisiva e giornalistica. Uno che ha insinuato i suoi tentacoli in tutti i settori dell'economia e della finanza: nelle banche nelle Poste Italiane e persino dentro Mediobanca, dove la figlia Marina siede nel consiglio di amministrazione. Se all'uscita di scena quest'uomo dovesse gridare: "Muoia Sansone con tutti i Filistei!", non ci basterebbero una decina di anni per liberarci dalle macerie. Chi ha gli strumenti, cominci subito a innalzare gli argini! Aug
La Mafia c'è Dopo avere ironizzato su Feltri e Cosa Nostra, vorrei fare una riflessione più seria su quanto viene alla luce in questi giorni. Notizie, per la verità, rimaste sottotraccia per diverso tempo e che ora arrivano alle orecchie di tutti, perché hanno trovato i canali giusti per trapelare. Che la 'Ndrangheta si sia piazzata nel Nord Italia e che la Mafia abbia avuto accesso ad Arcore era già risaputo, ma molto vagamente riportato sulla stampa e sui telegiornali. Dopo il monologo di Saviano alla trasmissione "Vieni via con me" (RAI 3 - lunedì 15 novembre) e dopo la pubblicazione delle motivazioni sulla sentenza che condanna Marcello Dell'Utri a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, i fatti possono essere negati solo da chi non ha orecchie per intendere. Su quanto rivela Saviano, c'è poco da obiettare. Anche Maroni, dopo la prima alzata di scudi, ha dovuto ammettere che sì, la Mafia esiste anche in Lombardia. L'anno scorso era già uscito un libro dal titolo "A Milano comanda la 'Ndrangheta", di Carlucci e Caruso, ediz. Ponte alle Grazie. Un libro che racconta le stesse cose riportate da Roberto Saviano in TV. Anche riguardo alla leggenda dei cavalieri Osso, Mastrosso e Carcagnosso. La differenza sta nel potere divulgativo della televisione. Pochi in Italia leggono libri che non siano romanzi. Tanti, invece, guardano la TV che non sia spazzatura. Forse neanche al Ministero dell'Interno si sapeva di quel libro. Non si poteva però ignorare lo scalpore suscitato dalle denunce di Saviano su RAI 3. Maroni che salta sulla sedia, Feltri che torna dall'esilio armato di penna e fango. E tanto casino per coprire la notizia vera: che la 'Ndrangheta al Nord c'è e si sta infiltrando anche dove governa la Lega. Su quanto afferma la Corte d'Appello palermitana a riguardo di Dell'Utri che porta il mafioso Mangano a casa Berlusconi si sapeva anche. Ci sono fior di libri di Travaglio & Gomez e le intercettazioni di telefonate di Mangano fatte da Arcore sui "Cavalli" da portare in albergo (nel gergo della malavita i cavalli dovrebbero significare partite di droga). Ma sono stati gli stessi Berlusconi e Dell'Utri a descrivere Vittorio Mangano, morto in carcere, come un eroe, per aver saputo tacere. Allora, cosa ci dicono di nuovo i giudici di Palermo? Niente, ma ci fanno ricordare la frase di uno che di Mafia se ne intende, Massimo Ciancimiono: "La Mafia non è un tram dove si sale e dal quale puoi scendere quando vuoi". E questo dovrebbe bastare per far tremare i polsi degli italiani, governati da uno che, sia pure per necessità di protezione, su quel tram una volta ci è salito. E nella fantomatica Padania, quanti amministratori locali hanno messo piede sullo stesso tram? La risposta a questa domanda dovremmo averla nell'elenco che il ministro Maroni leggerà a "Vieni via con me" (RAI 3, lunedì 22 novembre (ore 21). Non perdiamoci quella trasmissione, perché se ne parlerà sicuramente a lungo!
Cosa Nostra, ma di chi? La Corte d'Appello di Palermo rende note le motivazioni della sentenza di condanna di Marcello Dell'Utri a 7 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Avrebbe fatto da ''specifico canale di collegamento'' tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi. Il mafioso Vittorio Mangano sarebbe stato introdotto ad Arcore proprio per interessamento di Dell'Utri. Adesso si capisce perché il Giornale della famiglia Berlusconi ha lanciato una raccolta di firme contro Roberto Saviano. Lo scrittore alla Trasmissione di RAI 3 "Vieni via con me" lunedì 15 Novembre si è permesso di dire che a Milano e in Lombardia regna incontrastata la 'Ndrangheta calabrese. Vittorio Feltri avrebbe dovuto tacere per sei mesi, secondo la condanna inflittagli dall'Ordine dei Giornalisti per aver diffamato a mezzo stampa il cardinale Boffo. Ma questa della 'Ndrangheta al Nord non la poteva mandare giù in silenzio. "Si chiama Cosa Nostra, Cosa Nostra, non la chiamare 'Ndrangheta, razza d'incompetente!" ringhiava a pugno teso contro lo schermo televisivo che trasmetteva il monologo di Saviano. Poi non ce l'ha fatta più, si è catapultato al Giornale, ha scansato Sallusti con una sgomita e ha tirato giù il suo editoriale per " Una firma contro Saviano". Così quel napoletano che vuole fare il giornalista impara a confondere la Cosa Nostra del Nord con la Cosa Sua del Sud. Dicono che Feltri si sia poi guardato allo specchio compiacendosi: "E' proprio vero che giornalisti si nasce. E io lo nacqui!" Aug
Gli ultimi giorni di Pompei L'Italia, il Paese con il maggior numero di beni culturali al mondo, definita per secoli il "Giardino d'Europa". L'Italia esportatrice di civiltà, oggi sprofonda nel fango (fisico e morale). Questo è il Paese dove il politico che ti promette condoni edilizi e fiscali può contare su maggiori consensi elettorali di quello che si batte per la salvaguardia del patrimonio naturale e artistico. E' il Paese dove il ministro del Tesoro dichiara che "con la cultura non si mangia". E' il Paese dove il cemento si espande più della gramigna e a ogni grande pioggia smottano terreni, si allagano intere città. Per colpevole incuria si sbriciola il Colosseo a Roma e crollano due fra i più prestigiosi monumenti di Pompei. Per colpevole condiscendenza alla cementificazione franano la Calabria e il messinese. Oggi tocca al Veneto, la regione che in dieci anni di governo Galan ha visto crescere la superficie urbanizzata del 324% (case, centri commerciali, autostrade, capannoni industriali). Il Veneto, dove crescono gli arricchiti del mattone (come la ex segretaria dell'ex governatore leghista), oggi non sa come, quando e se sarà in grado di risollevarsi. Perché nessuno ancora è riuscito a quantizzare la reale portata dei danni (nel frattempo Bertolaso si dichiara pensionando). Quel Veneto, che vanta di sapersi "rimboccare le maniche", riesce ad attirare l'attenzione dello Stato soltanto allorché minaccia di non pagare più le tasse. Il Capo del Governo si affaccia alla TV per regalare parole e promesse. Ma dopo le figuracce sulla monnezza di Napoli che in tre giorni doveva sparire e sui festini al Bunga Bunga, che ne hanno minato la credibilità, difficilmente verrà preso sul serio. Tutti sanno che se il vaso di questo malcapitata Italia era colmo, adesso la goccia del Veneto e quella di Pompei lo faranno traboccare inesorabilmente. Aug
Fiat voluntas stulta Tra il 1965 e il 1967 la nave "Giorgio Fassio" sulla quale ero imbarcato, faceva scalo, per caricare petrolio, nei porti sovietici di Odessa, Novorossiysk e Tuapse. La FIAT si era appena insediata nella città di Togliatti sul Volga (Togliattigrad). Seppi delle proteste dei sindacati russi contro l'installazione in fabbrica della timbratura dei cartellini, che veniva interpretata come un atto di sfiducia nei confronti dei lavoratori. Ma la generalità dei cittadini guardava con ammirazione alla FIAT e per noi italiani era motivo d'orgoglio. Posso dire che la cordialità con la quale venivamo accolti come italiani e l'inusuale rispetto come marittimi, mi facevano sentire importante. Negli altri porti del mondo ero solo l'anonimo fochista di una petroliera. Per i russi ero invece un cittadino di quell'Italia che gli aveva portato la sua prestigiosa tecnologia automobilistica. L'appellativo di "capitalista" che ci sentivamo dare dagli occasionali interlocutori, non era detto con spregio, ma quasi con invidia e non esagero quando penso che la FIAT abbia forse contribuito a far germogliare quel seme del capitalismo, che 35 anni più tardi portò alla fine dei Soviet. Nel 1999 fui ospite di un mio paesano e amico, dirigente FIAT a Belo Horizonte (Brasile). Anche lì provai l'orgoglio della mia italianità. Nello stesso stato di Minas Gerais sono massicciamente presenti pure Opel, Renault e Ford, ma mi è sembrato che tedeschi, francesi e americani non potessero vantare altrettanta simpatia di quella tributata agli italiani. Possiamo allora dire: "Grazie FIAT" se in certe parti del mondo abbiamo raccolto e raccogliamo tanta stima? Anche. Ma la FIAT sia almeno altrettanto cortese da ricambiarci con un: "Grazie Italia". Perché di "Grazie" ne dovrebbe dire tante agli operai, ai tecnici, ai disegnatori, ai cervelli italiani che l'anno fatta diventare grande. E a tutti i governi (tralasciamo le commesse belliche del governo fascista), quindi a tutti gli Italiani, che l'hanno sempre promossa e aiutata finanziariamente sotto varie forme anche legislative. L'Amministratore Sergio Marchionne, obietta che la FIAT ha "restituito allo Stato fino all'ultimo centesimo", come se gli aiuti ricevuti fossero soltanto soldi. Deformazione di un pensiero che ha come unici valori profitto e pecunia. Poi dichiara che per la FIAT l'Italia è come una palla al piede, svelando il suo recondito desiderio di portare tutto all'estero. Ma se l'Italia senza FIAT sarebbe più povera, la FIAT senza Italia, non sarebbe più FIAT. Per il venerato Guru dell'auto non sarebbe invece un problema, visto che possiede due passaporti e tiene casa in Canada. La ex casa torinese potrebbe prendere quindi il nome di FICA (Fabbrica Italo Canadese Automobili). Aug
Futuro da favola <<Stai intorbidando l'acqua che sto bevendo>> disse il lupo all'agnello che si abbeverava allo stesso ruscello. <<Come è possibile ciò che dici, se io sono più a valle di te? Sei tu invece che potresti sporcare la mia acqua>> rispose l'agnello. <<E allora ti mangio perché hai avuto l'ardire di rispondermi>>, fece il lupo e azzannò il malcapitato, sbranandolo. Andò suppergiù così, nella nota favola raccontata da Fedro duemila anni fa. Ma non sembra essere trascorso tanto tempo. Oggi Fedro ce la racconterebbe, con altri soggetti, ispirandosi magari alla politica-dossier che sta ammorbando la nostra democrazia. Altri agnelli sono finiti nelle fauci dell'insaziabile lupo, la cui bocca si è ingrandita al punto da poter ingurgitare l'Italia intera. A me veramente piacerebbe trascorre in tranquillità gli anni della pensione e tanto più vorrei che fossero i miei figli ad arrivarci senza traumi. Ma chi se la sente di azzardare previsioni per i giorni a venire? Sulla graticola non ci sono soltanto un lupo e un agnello che si odiano. Ci siamo piuttosto tutti: pensionati, cassintegrati, disoccupati, studenti, insegnanti, lavoratori, piccoli imprenditori e chiunque non possegga ombrelli all'estero. Arrostiremo tutti insieme? Di carattere sono piuttosto ottimista, ma questa volta sento proprio puzza di bruciato! Aug
Reclutamenti E' tempo di reclutamenti. Nel Centrodestra inizia Gianfranco Fini con la conta di chi sta con lui o con Berlusconi e racimola un numero di deputati (49) sufficiente per mettere sotto scacco il Governo. Contromossa del Cavaliere che promette seggi sicuri alle prossime elezioni ai parlamentari che da altre aree politiche decidano di confluire nel Pdl. Un certo Francesco Nucara, repubblicano, gli promette di reclutarne una settantina, la cosa finisce in una bolla di sapone, ma la campagna acquisti del partito di maggioranza non cessa di smuovere le acque della politica italiana. Cambia soltanto il metodo: strizzatine d'occhio al Centro e stillicidio di pettegolezzi dei giornali di famiglia sul cognato di Fini (forse con la speranza di ridurre il presidente della camera a più miti consigli). Insomma, si assiste a un continuo lancio di esche per attrarre tutti i pesci possibili e a insistenti ricatti morali per indebolire il dissenso. E il maggior partito di opposizione cosa fa? Approfitta del bailamme in casa avversaria per serrare le proprie fila? Ma neanche per sogno! Nel Partito Democratico non si vuole essere da meno, quando si tratta di gioco al massacro. Ci pensa Veltroni l'Africano, con una mossa a sorpresa: reclutare almeno 70 parlamentari per creare un movimento di salvezza del PD nel PD. La quota è stata largamente superata e adesso siamo tutti in ansia per assistere all'operazione di salvataggio. Verranno mandati a casa i capibastone reduci della vecchia guardia DC-PC per lasciare maggiore spazio alle giovani leve? Spariranno le correnti sotterranee? Si farà morire sul nascere l'idea di un "partito federato" del Nord e del sud, come vagheggia il prode Chiamparino da Torino? A proposito, avete sentito il boato di entusiasmi all'annuncio della sua decisione di "scendere in campo come candidato premier?" Io forse me lo sono perso mentre mi trovavo in campeggio a pesca di lucci. Ma se qualcuno se ne fosse accorto me lo faccia sapere. Aug
Di chiarezza si può morire L'altra notte hanno assassinato Angelo Vassallo(PD), il sindaco pescatore di Pollica (SA), vice presidente delle Città Slow Food. Una persona semplice dalle idee chiare. Troppo chiare, forse, per essere sopportate dai poteri mercantili e dalla Camorra. Troppo semplici, per entrare nei tortuosi cervelli della politica nostrana, fatta di opportunismi, compromessi e ricatti. Mentre i responsabili dei partiti di maggioranza sono intenti a sputtanarsi a vicenda e quelli all'opposizione a lanciarsi ammiccamenti e frecciatine, i politici di strada, come Vassallo, si battono per realizzare ciò in cui credono, rischiando perfino di morire ammazzati. E il clamore della loro morte non supererà il botto e la durata degli spari. Perché nei palazzi hanno altro cui pensare, mentre i giornalisti di regime sono troppo occupati a intessere dossier e a riportare pettegolezzi per far contento il padrone. E cosa volete che importi alle televisioni, fra telequiz e veline, di un sindaco che fa abbattere lo stabilimento balneare abusivo, si batte a favore dei piccoli produttori e per la salvaguardia della costa cilentana. Voglio proprio vedere quale voce si solleverà se e quando arriveranno le betoniere a lastricare quelle amate coste. Posso però già ipotizzare i complici di questo delitto: i politici che taceranno. Aug
La Livella "Tu qua' Natale...Pasca e Ppifania!!! Totò
E' morto Cossiga, viva Cossiga! Amici, nemici, giornali, televisioni, tutti insieme in un profluvio di retorica, a commentarne la scomparsa come tante prefiche. Scompaiono le mille ombre, si accendono come soli le poche e fioche luci del fu ministro degli Interni, premier e presidente della Repubblica. E' il trionfo dell'ipocrisia. Rai News dedica al defunto picconatore una serie di benevoli commenti no stop 24 su 24. E' vero che ogni defunto merita rispetto, ma non bisogna esagerare. Come non è corretto (anzi diventa viltà) accanirsi sui cadaveri, non è altresì onesto coprire i morti di sperticati elogi, innalzandoli più dell'effettiva statura. Stiamo assistendo a una ipocrita gara fra giornalisti e politici, tutti impegnati a chi spara più in alto l'elogio funebre al più discusso protagonista dei peggiori 40 anni della nostra vita repubblicana. Un politico che ha preteso di lavorare per la salvezza della patria giustificando ogni mezzo, compresa la Massoneria di Licio Gelli e l'organizzazione stragista Gladio, mentre si divertiva a dileggiare i magistrati che ardivano indagare sui misteri italiani. Ai giovani che non sanno di cosa io stia parlando, voglio ricordare alcuni misteri italiani irrisolti: 12 dicembre 1969: Milano; piazza Fontana - 16 morti 22 luglio 1970: Gioia Tauro; attentato al treno - 7 morti 28 maggio 1974: Brescia; piazza della Loggia - 8 morti 4 agosto 1974 S. Benedetto Val di Sambro; treno Italicus - 12 morti 27 giugno 1980 Bologna; bomba alla stazione - 85 morti 23 dicembre 1984 S. Benedetto Val di Sambro; treno 904 - 15 morti
Alcune frasi pronunciate dall'illustre defunto: -"So tutto su Gladio: come era fatta e come non era fatta. Per filo e per segno. E quindi, quando ne parlo, ne parlo con perfetta cognizione di causa. E mi sono immediatamente sbracciato per garantire che era una cosa perfettamente lecita, anzi doverosa, e senza doppi fondi, esponendomi in prima persona"
-"La strage di Bologna è un incidente
accaduto agli amici della "resistenza palestinese" che, autorizzata
dal "lodo Moro" a fare in Italia quel che voleva purché non contro
il nostro Paese, si fecero saltare colpevolmente una o due valigie
di esplosivo". "Possiamo continuare con questo tabù, che poi significa che ogni ragazzino che ha vinto il concorso ritiene di dover esercitare l'azione penale a diritto e a rovescio, come gli pare e gli piace, senza rispondere a nessuno? … Non è possibile che si creda che un ragazzino, solo perché ha fatto il concorso di diritto romano, sia in grado di condurre indagini complesse contro la mafia e il traffico di droga. Questa è un'autentica sciocchezza! A questo ragazzino io non gli affiderei nemmeno l'amministrazione di una casa terrena, come si dice in Sardegna, una casa a un piano con una sola finestra, che è anche la porta" Il 21 settembre 1990 Livatino, il "giudice ragazzino" lasciato senza scorta, viene assassinato dalla Mafia. -"Casson di nome e di fatto"- disse di Felice Casson, il giudice che lo chiamò, senza ottenere risposta, a testimoniare su Gladio nel processo sulla strage di Peteano (3 carabinieri assassinati) In merito alle manifestazioni studentesche dell'autunno 2008 consigliò il ministro Maroni: -"Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand'ero Ministro dell'interno. Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri". In un Paese normale, sarebbe normale tributare tanti elogi funebri a personaggi di questo genere? Io direi di no, ma si sa che l'ipocrisia non ha patria... e che la morte non livella solo le persone, ma anche la Storia. Aug
Occhio non vede..... Lavorando in un Ente Pubblico dominato dagli eredi di Tangentopoli, ho imparato che tutti i giochi sporchi amministrativi si svolgono nel mese di agosto, quando la maggioranza del personale è in ferie. Oggi rivivo le stesse apprensioni di allora. Non come dipendente pubblico, ma come cittadino italiano. Da domani le città saranno semivuote, le redazioni dei giornali pure e il clima di distrazione collettiva può favorire eventuali colpi di mano di chi resta all'opera, come promesso, nelle stanze romane dei bottoni. Io leggo sotto questo aspetto anche la decisione di estromettere dal partito di maggioranza governativa lo scomodo Fini e i suoi altrettanto scomodi uomini fedeli. L'incredibile intreccio criminale che sta emergendo fra le più disparate figure all'interno delle istituzioni, costringe questo Governo a innalzare in tutta fretta una diga, per impedire che la mano della Giustizia arrivi dove non deve arrivare. Il fatto che il Presidente della Camera non si sia fatto contagiare dalla spasmodica corsa all'approvazione della legge per far tacere la libera informazione e per ammazzare i processi basati sulle intercettazioni, fa sentire sui carboni ardenti il premier e gli inquisiti suoi sodali. Non c'è da perdere tempo, se viene spezzata dai giudici la tenaglia della P3, l'Italia potrebbe sfuggire all'accerchiamento definitivo. Ciò non deve accadere. Ci sono troppi scheletri negli armadi (e sotto terra). Ci sono troppe cose che gli italiani non devono sapere. Ci sono troppe teste (e troppo in alto) che potrebbero cadere....e a palazzo Grazioli non staranno a guardare. Come ci risveglieremo nel prossimo autunno? Aug
Monprezzemolo Tempi bui per un Paese che ha bisogno di un uomo "con le palle"! Defunte le palle di Craxi, raggrinzite quelle di di Bossi, in via di sgonfiamento quelle di Berlusconi, si va alla ricerca del messia con gli attributi sufficienti da tenervi aggrappati almeno la metà degli italiani. Al momento non è che si vedano in giro personaggi tanto carismatici. Bisogna allora costruirne uno. E come si fa? Ci vuole uno con la fama di vincente, magnanimo quel tanto che basta, magari anche impegnato in una Fondazione di beneficenza e potenziale dispensatore di posti di lavoro. Soprattutto quest'ultima caratteristica è richiestissima dall'elettorato, chiamato fra tre anni (se non prima) a scegliersi un nuovo governo. Allo scopo, sembra si stia scaldando i muscoli il presidente di Telethon, già presidente di Confindustria, della Ferrari, della Fiat, della Maserati, della FIEG e di chissà quante altre cose, Luca di Montezemolo. Se viene additato come astro nascente della politica italiana lui si schernisce, ma intanto si prepara alla grande. Lascia l'alta velocità di Maranello per buttarsi sull'alta velocità ferroviaria. Promette treni privati velocissimi in alternativa a quelli dello Stato, anche se li farà viaggiare sulle stesse Ferrovie statali (mica è matto che si mette a costruire pure i binari alternativi!). Come presidente della NTV (Nuovo Trasporti Viaggiatori) ha iniziato con il convocare sindaci, collocatori, assessori al lavoro comunali, provinciali e regionali, prospettando loro un pacchetto di specializzazioni per ferrovieri, da formare a onere pubblico e selezionare a onor privato. Si avvia così il meccanismo che porterà ai concorsi per accedere alle scuole di formazione e successivamente all'assunzione nell'equipaggio NTV. Un migliaio di posti di lavoro vogliono dire un migliaio di famiglie sistemate. Vogliono dire un migliaio di posti a concorso con centinaia di migliaia di concorrenti e altrettante famiglie speranzose. Un buon serbatoio di clientela. Ecco, dopo tante presidenze, Monprezzemolo è pronto a candidarsi anche a quella del Consiglio dei Ministri. Ma in quale schieramento? Al Centro, naturalmente, con una mano tesa alla sinistra per trascinare tutti verso quella destra che per affinità elettive tiene più vicina al cuore. Assisteremo a un finto duello con Berlusconi, che si risolverà in un compromesso fra conflitti di interessi reciproci. E quando penseremo che qualcosa sia cambiato, ci accorgeremo che tutto è come sempre. Aug
Metamorfosi (Se questo è un uomo) Dal sorriso a tutta ganascia, il volto di quest'uomo (se questo è un uomo) diventa maschera diabolica. Dopo tutte le leggi che si è fatto in 15 anni di governo per evitare processi e condanne, sente ancora sul collo il fiato dei servitori di Giustizia, che, per disgrazia loro, incrociano la sua presenza in innumerevoli indagini e telefonate imbarazzanti. Neanche il Divo Andreotti può vantare tante chiamate in causa come questo onnipresente personaggio. Onnipresente negli scandali a luci rosse, nelle amicizie mafiose, nei sospetti giri del riciclaggio, negli abusi edilizi e nella grande corruzione. Ma, a differenza dell'imperturbabile Divo, questo uomo (se questo è un uomo), non sopporta di essere contraddetto, figuriamoci se ha la forza di sopportare dignitosamente chi lo indaga. A poco a poco il suo noto sorriso, seppure ipocrita, si trasforma in ghigno, fino alla demoniaca espressione del 9 giugno, quando accusa la Costituzione Italiana di rendergli la vita un inferno. Di fronte all'avanzare della nuova Tangentopoli promette una improbabile legge anticorruzione, mentre incalza ferocemente i suoi alleati, per portare a casa senza troppi distinguo la legge che mette il bavaglio ai magistrati e ai giornalisti. I suoi uomini di fiducia(se quelli sono uomini) ci tengono a sottolineare quanti arresti di mafiosi e di criminali vengano effettuati in questi ultimi tempi, accreditandone il merito al Governo. Come se gli arresti fossero ordinati dal Ministro della Giustizia o da quello degli Interni, l'uno occupato a inventare leggi per salvare il Capo, l'altro impegnato a ricacciare in mare i "pericolosissimi" migranti. La verità è che sono i tanto bistrattati giudici e le sottopagate forze dell'ordine a mettere a segno certe vittorie contro il crimine. Ma il loro guaio è che nello stesso tempo mettono in galera o sotto processo anche i personaggi della nuova Tangentopoli, dove il Crimine organizzato, le Imprese truffaldine sono collusi con larghi settori della Politica governante. E' proprio questo incalzare degli eventi poco rassicuranti, che il Governo si è affrettato a propinare al Parlamento la peggiore delle leggi dai tempi del fascismo in poi. La legge Bavaglio non si potrà discutere. Oggi verrà chiesta la fiducia in Senato. Quando si arriva al voto di fiducia è perché si vogliono bruciare i tempi (e l'opposizione). In caso di bocciatura il Governo dovrebbe dimettersi. Figuriamoci se la servitù di questo uomo (se questo è un uomo) vuole rischiare di scollare la poltrona dalle chiappe! Oggi finisce la democrazia. Aug
Scommettiamo che? Scandali vecchi e nuovi vengono a galla con una frequenza quasi giornaliera. Le magistrature, azzoppate dai mancati turn over, impoverite di personale e persino della cancelleria necessaria, temono di non farcela a istruire la gran mole di processi che si profilano all'orizzonte. Ma ci pensa il Governo, checché se ne dica, ad alleggerire le loro fatiche. E' vero che a partire dal primo ministro, fino all'ultimo degli assessori di provincia, c'è una interminabile schiera di personale politico che contribuisce a far crescere in maniera parossistica le pagine dei verbali d'inchiesta di tutte le procure d'Italia. Ma bisogna riconoscere che ai governi, passati e al presente, non sono mancate mai le iniziative per sfoltire il lavoro nei tribunali: suggerendo via, via il trasferimento o cacciata dei magistrati troppo indefessi (rompiballe da mettere a riposo), accorciando i tempi di prescrizione, annullando vari reati, come il falso in bilancio e, non potendo annullare tutti i reati, si è provveduto (Prodi presidente e Mastella Guardasigilli) a svuotare le carceri con l' Indulto. Adesso che varie inchieste toccano premier, ministri e sottoministri, viene inventata una legge per mettere al riparo i Tribunali dal doversi far carico di defatiganti cause a carico di tanti onorevoli personaggi. Se poi verrà approvata la legge contro le intercettazioni, molti giudici potranno andare anche in vacanza. Ma, come la marea nera nel Golfo del Messico, che si arricchisce di 8.000 barili di petrolio al giorno, la corruzione in Italia dilaga senza sosta e provoca sempre maggiori allarmi. Il contesto corruttivo che lambisce le coste della politica fa tremare ministeri e Protezione Civile. Fior di imprenditori edili, di amici e di collaboratori del Supercommissario alle Emergenze giacciono in galera e potrebbero aver voglia di compagnia. Bertolaso non è ancora ministro e, nel caso gli cadesse qualche tegola in testa, non sarebbe protetto dalla legge salva-ministri. Si presenta l'occasione di un ministro (Scajola) che scopre di abitare una casa pagata in parte da sconosciuti buontemponi, senza averlo avvisato. Il Giornale lo invita a dimettersi e, forse convinto che dietro al Giornale ci sia la voce del padrone, in vena di scegliere il male minore per il suo governo, Scajola si dimette (tanto non è neanche incriminato!). Viene così liberato un ministero prestigioso. Chi meglio del pluridecorato Bertolaso potrebbe ricoprire quell'incarico? In questi giorni assisteremo a un noioso toto-ministri giornalistico. A Palazzo Chigi si farà un po' di melina, per depistare le voci maligne (fra queste ci metto anche la mia). Et voilà, il gioco sarà fatto. Avremo un ex Supercommissario alle Emergenze, Ministro per lo Sviluppo Economico e (forse) un ex ministro per lo Sviluppo, Supercommissario. I conti truccati tornano! Aug
Ex Costituzione
Il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano ieri ha firmato la legge sul "Legittimo impedimento", che regala 18 mesi di impunità al Capo del Governo e ai suoi ministri, qualunque delitto commettano o abbiano commesso. Per un anno e mezzo questi signori avranno la facoltà di inventarsi gli impedimenti che ritengono opportuni per non essere processati. La beffa istituzionale è lampante al punto che non si capisce bene perché il Presidente della Repubblica non abbia rispedito alle Camere questa legge chiaramente incostituzionale. L'articolo 3 della Costituzione dice che "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali". Il presidente Napolitano, che dovrebbe essere il garante di questa Costituzione (che fra l'altro è una delle più belle al mondo) sembra voler abdicare al suo ruolo, certificando con questa legge la sottimissione della Repubblica a una casta di intoccabili. No, io non ci sto. Io, che ho la responsabilità di comunicare le mie idee, potrei andare sotto processo soltanto per l'articolo che sto scrivendo, proprio per le restrizioni che lo stesso Governo ha già imposto alla libertà di stampa. Mentre Berlusconi e i Ministri che stanno al Governo con l'obbligo di servire (non di comandare) il mio Paese, possono anche delinquere sicuri di farla franca per almeno un anno e mezzo (poi non gli mancherà la fantasia di inventare altri stratagemmi per gabbare la Giustizia!) La linea di confine che separa la democrazia dalla dittatura è già stata oltrepassata. Con molta vaselina. Fra una partita di Campionato e l'altra. Fra una barzelletta del Premier e l'altra. Fra una promessa di favori e l'altra. Fra una battona e l'altra. Fra un Grande Fratello e un'Isola dei famosi. Fra un telequiz e tante paia di cosce. Fra una fabbrica chiusa e l'altra. Fra un suicidio e l'altro. Fra un cassintegrato e un licenziato. Ma chi se ne frega? Mezza Italia ormai sa rispondere soltanto: "Fatti i cazzi tuoi!" Aug
Medaglie a pagamento Noi comuni mortali siamo convinti
che i soccoritori dei vari disastri italici (terremoti, frane,
valanghe ecc.) vengano premiati dal Governo con attestati di
elogio e medaglie ai più generosi. Togliamoci dalla testa certe
immagini retoriche da Libro Cuore. Oggi il soccorritore
(volontario, poliziotto, vigile del fuoco ecc.) che pensa di
meritare una benemerenza dallo Stato, deve inviarne domanda di
acquisto (avete capito bene, bisogna pagarsela) alla System Data
Center s.p.a di Acilia, società alla quale è stata affidata in
appalto dal Dipartimento della Protezione Civile la
realizzazione dei distintivi e diplomi di benemerenza.
Il Camaleonte La Ricerca Scientifica in Italia non è presa molto sul serio dai governi nostrani. Con il risultato che le migliori menti o vanno sui tetti o scappano all'estero. Al contrario, la ricerca del consenso è spasmodicamente inseguita proprio da chi snobba quella scientifica. Adesso che stanno piovendo notizie di arresti, avvisi di garanzia, imputazioni di corruzione, brogli elettorali, evasioni fiscali e riciclaggio di denaro a larga banda, qualcuno comincia a preoccuparsi di come possa reagire l'elettorato alle prossime regionali. I sondaggi dicono che i cittadini sono stufi dei politici corrotti? E allora bisogna travestirsi da fustigatore. Dopo essersi cucito addosso tutte le leggi possibili per impedire ai giudici di scambiare quattro chiacchiere con lui. Dopo avere abolito il reato di falso in bilancio e garantito agli evasori il rientro pulito dai paradisi fiscali del loro sporco denaro. Dopo aver rifiutato le dimissioni agli imputati eccellenti a lui più vicini. Dopo avere spinto il Parlamento a improvvisare una legge che tolga ai magistrati lo strumento delle intercettazioni telefoniche. Dopo aver invitato i giudici a vergognarsi, ecco che il premier per tutte le stagioni si trasforma in moralizzatore nazionale, con una proposta di legge anticorruzione (sembra una delle sue barzellette ma non lo è). Una proposta che resterà a bagnomaria fino a elezioni regionali concluse ma servirà a tenere a bada tutto il tempo necessario le ire del "popolo sovrano". Intanto io mi chiedo se proprio da tale pulpito possa essere scagliata una fatwa contro la corruzione. Come se il padrone della raffineria che ha riversato sul Lambro migliaia di tonnellate di idrocarburi si facesse promotore di una legge antiinquinamento. Vogliamo fargli uno scherzo? Mandiamo a tutti i sondaggisti una sms dove diciamo che a noi italiani piace il kilt. Sono sicuro che entro poco tempo lo vedremo andare in giro con il gonnellino scozzese. Aug
Indecenza continua Mentre si fa sempre più minacciosa la possibilità che questo Governo faccia approvare per decreto la privatizzazione della Protezione Civile così come si trova attualmente (Guido Bertolaso commissario, con annesse competenze che niente hanno a che fare con l'Emergenza, se non per la possibilità di erogare appalti e fondi senza controllo), lo stesso Bertolaso viene accusato di corruzione. L'accusa è accompagnata dall'arresto dei suoi più stretti collaboratori insieme ai beneficiari di appalti milionari definiti "Cricca di delinquenti" dai giudici di Firenze. Si parla di un giro vorticoso di soldi scuciti dalle tasche degli italiani per andare a ingrassare costruttori di opere megagalattiche inutili e rese subito fatiscenti, senza creare un solo posto di lavoro e alcun beneficio pubblico. Il Gran Commissario a caldo parla di dimissioni, poi si corregge: "Resto al mio posto". Ciò che è normale decenza in una qualsiasi democrazia è che un personaggio pubblico chiamato dai giudici a rispondere di corruzione si faccia da parte, poi si difenda come è suo diritto. In Italia invece certi giudici sfortunati vengono per consuetudine esposti agli insulti dello stesso capo del governo. Ma c'è una grande forza di Opposizione. E che fa? Il suo capo Bersani, che ha candidato alla Regione Campania Vincenzo De Luca già accusato di corruzione (ma è proprio un vizio!) dichiara solennemente: "Bertolaso lasci o chiederemo le dimissioni". Ammappete, aoh, che grinta! Una dichiarazione che nel linguaggio canile si potrebbe tradurre "Bau, bau e poi bau!" Aug
"Commissario, lei non sbaglia mai" Dopo aver visitato Haiti il capo della Protezione Civile Italiana, Guido Bertolaso, scrolla severamente la testa "la situazione è patetica"dichiara davanti alle telecamere Rai” troppo spesso si pensa a fare bella figura davanti alle telecamere piuttosto che a portare soccorso“. Abituato ai terremoti nostrani, dove i politici si guardano bene dall'apparire, per non intralciare i soccorsi (discrezione notoriamente usata da Berlusconi in Abruzzo), non riesce a dominare la sacrosanta indignazione. E sbotta: "Si assiste a una fiera della vanità ma manca una capacità anche di coordinamento e di leadership". Per modestia non lo dice, ma quel coordinamento dovrebbero assegnarlo a lui, uomo del fare dalle brillanti capacità sottoutilizzate, con tutto il tempo a disposizione che gli rimane, dopo l'incarico di Sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all'Emergenza dei rifiuti e Commissario Straordinario per queste poche emergenze: - Terremoto dell'Aquila - Vulcani nelle Eolie - Aree marittime di Lampedusa - Bonifica del relitto della motocisterna Haven - Rischio bionucleare - Incendi boschivi - Area archeologica romana Qualche capatina in caso di G8 o di Mondiali di ciclismo e, tutto sommato, poco meno che disoccupato. Insignito di medaglie d'oro e d'argento, di varie lauree honoris causa, cavalierati e cittadinanze onorarie, è la persona giusta per ben figurare al comando di tutti i soccorritori di questo mondo.
Dalle Nazioni Unite fanno sapere che "Bertolaso non può buttare fango sull’Onu. Tutti i capi della nostra missione sono morti, noi lavoriamo da quando c’è stato il terremoto". E Hillary Clinton definisce le critiche di Bertolaso "chiacchiere da dopopartita che si fanno al bar dello sport". Tutta invidia!
Aug
Requisitoria
Vai all Vai agli Arretrati pubblicati su ►VIVIROZZANO
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Quando Massimo D’Alema e mio cugino prendevano il mare per le loro scorribande in vela, i figli (3 di mio cugino e 2 di Massimo) venivano lasciati a casa dalla zia Maria, che faceva loro da babysitter. Una di quelle volte che passai a salutarla, discorrendo del più e del meno davanti a una tazzina di caffé, dissi che ritenevo D’Alema "il politico più intelligente d’Italia". Zia Maria mi rispose con una smorfia scettica: - Diche, Agù ? - (Dal dialetto laziale si può tradurre "Ma dici davvero, Augusto?").
Poi avvennero fatti storici, come la caduta del Governo Prodi, l’ascesa di Massimo D’Alema alla guida del governo che partorì l’ingloriosa Bicamerale e terminò dopo il calo del PDS alle Regionali (D’Alema aveva scommesso la sua Presidenza del Consiglio, in caso di sconfitta. Non era necessario, perché non si trattava di elezioni politiche, ma si dimise). Nel frattempo chiudeva l’Unità, organo del partito del Capo del Governo in carica, che non volle macchiarsi del conflitto d’interessi per salvarlo. Rimontò Berlusconi, che ampliò i propri interessi, non scalfiti dal governo precedente. Da una costola di D'Alema nacque "Il Riformista", giornale con più citazioni nelle rassegne stampa, che copie vendute. Passò la meteora di Prodi e tornò Berlusconi più aggressivo che mai. Il partito di D’Alema cambia nome e tre segretari e fa in tempo a spaccarsi ancora fra dalemiani e non. Preso a "Pesc" in faccia dai socialisti europei, lui torna a sbigottire il popolo di sinistra suggerendo scappatoie legislative (non richieste) al Capo del Governo. sempre alle prese con i Tribunali. Infaticabile, fa il giro delle regioni italiane per suggerire al PD i candidati più quotati alla sconfitta. Infine si candida a ricoprire la poltrona del Copasir (l'organo parlamentare che controlla i Servizi Segreti) lasciata libera da Rutelli. Aiuto! Cos'altro succederà?
Mi ritorna in mente l’espressione scettica della zia Maria buonanima sul politico più intelligente d’Italia: "Diche, Agù?"
Aug