Arretrati 2008

Indice degli articoli pubblicati nel 2008:

4 Gennaio 2008 - La voce del padrone

24 Gennaio 2008 - Le Mastellate 

16 febbraio 2008 - Giustizia e politica

18 Febbraio 2008 - Il Ponte stretto

14 Marzo 2008 - Gonna e pantaloni

26 Marzo 2008 - Volare terra-terra

12 Aprile 2008 - Domani si vota

15 Aprile 2008 - Ha vinto il Grande Fratello

21 Aprile 2008 - I Candidati

29 Aprile 2008 - Vince la paura

21 Maggio 2008 - Sicurezza, sicurezza...

7 Giugno 2008 - ...si spegne anche l'insegna

18 Giugno 2008 - Liberi tutti

18 Giugno 2008 - Liberi tutti

1 Luglio 2008 - Impronte di governo

23 Luglio 2008 - Le tavanate

1 Agosto 2008 - Israele-Italia 1-0

 

14 Agosto 2008 - La cruna dell'ago

18 Agosto 2008 - Giochi politICI

21 Agosto 2008 - Isteria collettiva

4 Settembre 2008 - AléItalia

2 Ottobre 2008 - Profumo di soldi

4 Ottobre 2008 -Una notizia minore

18 Ottobre 2008 - Il pianeta può attendere

30 Ottobre 2008 - Il Federalismo delle pene

4 Novembre 2008 - Cenerentola e il Grande Fratello

5 Novembre 2008 - America, finalmente!

6 Novembre 2008 - Miserie nostrane

9 Novembre 2008 - Si torna in bicamerale?

19 Novembre 2008 - I giornalisti del "Cu cu"

23 Novembre 2008 - Successi diplomatici

1 Dicembre 2008 - Il libretto della spesa

3 Dicembre 2008 - Ballerò, balleranno, balleremo

5 Dicembre 2008 - Gelli ha vinto

17 Dicembre 2008 - Che bello!


 

Vai agli Arretrati del 2007

Vai agli Arretrati del 2006

Vai agli Arretrati del 2005

Vai agli Arretrati del 2004

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17 Dicembre 2008

Che bello, la legge è un peso per tutti!

Continuano gli arresti e le accuse di coinvolgimento in affari sporchi fra imprenditori e politici, quasi in un turbinio bipartisan. Dopo Firenze, Pescara, Potenza ecc. oggi tocca a  Napoli. Inciampano nelle maglie della Giustizia due assessori, un colonnello della Guardia di Finanza e si attendono le autorizzazioni a procedere dalla Camera dei Deputati per i parlamentari Bocchino (AN) e Lusetti (PD). Quale momento più felice per i tifosi della "Separazione delle carriere", della "Giustizia giusta", del "non se ne può più di questi giudici malati di protagonismo"? Berlusconi & company potranno finalmente realizzare la loro idea di "Riforma della Giustizia", mettendo le briglie alla Magistratura, con l'aiuto degli indagati di "sinistra". La Questione Morale esplosa nel PD è una manna caduta dal cielo per tutti i politici  con gli scheletri negli armadi. Si può urlare sulla stampa e sulle televisioni che finisce la diversità morale della sinistra, a conferma che "Mal comune è mezzo gaudio". Adesso i tempi sono maturi per dare la mazzata finale all'indipendenza della Magistratura, scaricando sul PD l'immagine di "mazziatore" dei magistrati. Se quelli del Partito Democratico cadranno nella trappola della "Riforma necessaria della Giustizia", vorrà dire che dopo la crisi economica in Italia dovremo registrare una pericolosissima crisi della politica. Non crederemmo più a nessuno e apriremmo il varco al primo "Uomo forte" che si presenti.

E la cosa mi spaventerebbe, anche se l'uomo della provvidenza fosse il Di Pietro che più stimo.

Aug

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5 Dicembre 2008

GELLI HA VINTO

Sento scorrere un brivido nelle mie ossa, alla notizia dell'intervento del Quirinale sul caso de Magistris.

Intanto rammentiamo per sommi capi di cosa si tratta:

1) Il giudice Luigi de Magistris sente il dovere di indagare su alcuni casi di malaffare, dove sono coinvolti imprenditori, politici, magistrati e logge massoniche, intenti a truccare appalti, a dirottare  fondi europei e a spartirsi ingenti quantità di denaro pubblico.

2) I vertici della Procura di Catanzaro fanno di tutto per togliere la titolarità delle indagini a de Magistris.

3) L'allora Ministro della Giustizia Clemente Mastella (uno fra gli indagati) deferisce l'incauto giudice al Consiglio Superiore della Magistratura.

4) La Commissione di Disciplina del CSM ordina il suo trasferimento da Catanzaro, con l'obbligo di non più rivestire il ruolo di Pubblico Ministero.

5) La Corte di Cassazione respinge il ricorso di de Magistris "per averlo presentato in ritardo"

6) I giudici della Procura di Salerno, esaminando gli esposti presentati da de Magistris trovano solidi riscontri alle sue accuse  e decidono di sequestrare le carte alla Procura di Catanzaro.

7) Giorgio Napolitano, che è anche presidente del CSM, a questo punto richiede gli atti alla Procura di Salerno e poi anche a quella di Catanzaro.

 

La vicenda viene vissuta dal mondo politico e giornalistico come una "Guerra fra Procure".

Il Ministro Alemanno, tutta la destra di governo e parte dell'opposizione ritengono maturi i tempi per una "Riforma della Giustizia"

Ecco che torna il chiodo fisso di chi vuole togliere di mezzo la Magistratura.

Ma comunque vadano a finire le cose nei prossimi giorni, c'è una novità che a me dà i brividi. L'intervento di Napolitano fa venire alla luce un potere mai esercitato prima dai Capi di Stato italiani. Se, come sembra possibile, il prossimo Presidente della Repubblica sarà Silvio Berlusconi, immaginatevi come e quanto userà questo potere. L'unico che non si sognerà mai di cancellare dalla carta costituzionale.

Intrecciamo le dita

Aug

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3 Dicembre 2008

Ballarò, balleranno, balleremo!

 

Sono quattro giorni che cerco di spedire un pacchetto per posta celere e non ci riesco, perché gli uffici postali sono presi d'assalto da lunghe code di cittadini, molti dei quali sono lì per chiedere informazioni sulla social card, l'ultima invenzione della finanza creativa di Tremonti, per dare l'impressione, con un po' di mance, di risolvere la crisi finanziaria. Neanche i cattolici sono convinti che sia questo atto di carità la via giusta per  arrivare a una soluzione decente. Famiglia Cristiana definisce la social card come un'aspirina somministrata a un malato terminale. Altri giornalisti la definiscono "tessera del pane", "elemosina" ecc.

Lucia Annunziata, intervenendo ieri sera a Ballarò, ha voluto invece bacchettare coloro che snobbano la social card, come se avessero troppa boria. "E' una buona iniziativa e io non ci sputerei sopra, perché è un aiuto per i più poveri", dice su per giù così, con quella faccia sempre un po' schifata, come se stesse prendendo del bicarbonato per digerire. Un rigurgito di compassione per chi non ha un reddito come il suo? Ma no! C'è da pensare che la giornalista abbia solo voluto distinguersi dagli altri colleghi indipendenti proprio per spocchia. E' troppo intelligente per non capire quanto sia umiliante per un lavoratore o per un pensionato doversi presentare al negozio con la tessera del pane, come ai tempi di Mussolini. Quel lavoratore e quel pensionato avrebbero preferito meno trattenute in busta paga, piuttosto che ricevere l'elemosina. E poi, chi ci garantisce che a usufruire della social card non siano anche gli evasori (e ce ne sono tanti) che per il Fisco risultano indigenti? Da non sottovalutare infine il costo della gestione delle carte (nessun operatore ti regala niente). Con il semplice sgravio in busta paga quel costo non ci sarebbe, con un guadagno per tutti, Stato e cittadini. Spocchia per Spocchia, credo ne abbiano tanta anche Tremonti e i suoi colleghi ministri (attribuire della spocchia al premier sarebbe riduttivo), visto che hanno voluto fare tutto da soli, senza interpellare Parlamento, cittadini e parti sociali. Su ogni nave che affonda c'è bisogno della collaborazione di tutti. Solo la nave Italia sembra fare a meno dell'equipaggio.

Aug

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1 Dicembre 2008

 

Il libretto della spesa
Miracolo! Questa crisi mi fa tornare giovane, anzi bambino. E senza ricorrere a Scapagnini, il taumaturgo di Berlusconi. Mia moglie si è messa a fare il pane in casa, come la mamma negli anni '50. Al mercato si vedono lunghe file di donne in coda alla bancarella di frutta e verdura più economica. Per farci dire che si stava meglio quando si stava peggio il Governo contribuisce di suo a far tornare indietro gli anni del calendario. Gli scolari possono respirare aria da Libro Cuore, con il maestro unico e il voto in pagella. Sotto altro nome ritornano i buoni E.C.A. e torna il libretto per la spesa. Che bello il dopoguerra! In quegli anni andavamo al negozio senza una lira in tasca. Veniva segnato tutto sul libretto e si pagava a fine mese. E mica tutti i mesi, perché mio padre e Pasquale, il negoziante, avevano il vizio del ramino pokerato. Quanti soldi perdesse mio padre non lo ho mai saputo. So invece dei mesi in cui Pasquale cassava il saldo dal nostro libretto, per pagare il suo debito di gioco con il babbo. Ecco cosa mi manca in questa ritrovata giovinezza. Un Pasquale negoziante presso il quale aprire il libretto per la spesa e che sia più sfortunato di me al gioco.

 

 

23 Novembre 2008

Successi diplomatici

Barack Obama annuncia il suo progetto per la creazione di 2 milioni e mezzo di nuovi posti di lavoro. Il giornale nostrano Libero titola così la notizia: "Obama copia Berlusconi: 2,5 milioni di posti di lavoro". Possono esultare i berlusconiani. Il loro idolo aveva promesso di dare consigli al neoeletto presidente USA. Ora c'è da pensare che i due si siano segretamente incontrati e che il giovane Obama abbia ricevuto una copia del Contratto con gli Italiani, firmato da Berlusconi in diretta TV nel 2001, dove il Cavaliere candidato premier prometteva 1,5 milioni di posti di lavoro. L'esca funzionò al punto che ottenne i consensi necessari a governare indisturbato per tutta la legislatura. Noi italiani dobbiamo andare orgogliosi di questo successo diplomatico, che va ad aggiungersi a tutti gli altri. Per gli smemorati, ricordiamo:

2002: La foto di gruppo con corna al vertice dell'Unione Europea in Spagna.

2002: Le lodi al primo ministro danese Rasmussen "...così bello che sto addirittura pensando di presentarlo a mia moglie"

2003: Complimenti al parlamentare tedesco Shultz, che sarebbe stato "perfetto nel ruolo di kapò"

2005: Induce il preseidente danese, signora Tarja Halonen, a far cadere la sua richiesta di ospitare l'Autority per l'Alimentazione ("Ho dovuto ricorrere alle mie capacità di playboy")

2006: Lodando l'agricoltura cinese dichiara che "...nella Cina di Mao i comunisti non mangiavano i bambini, ma li bollivano per concimare i campi"

2008: Sorprende giocosamente Angela Merkel con un affettuoso "Cu cu".

2008: Di Barack Obama ne ha tessuto le lodi in conferenza stampa a Mosca"...è giovane, bello e anche abbronzato" Sarà per questa acutezza diplomatica che il neopresidente USA oggi sente il bisogno di copiare le strategie politiche di questo anziano (ma prestante) statista.

Purtroppo l'età conta qualcosa. Gli anziani sono più riflessivi, mentre i giovani partono in quarta e rischiano di far male i conti. Infatti, calcolando che gli americani sono cinque volte più numerosi degli italiani, i posti di lavoro promessi andavano quintuplicati, sette milioni e mezzo, anziché 2,5. Ma non mancherà il Cavaliere di offrire lezioni di matematica (e non solo) al collega americano. Ne parleranno i libri di Storia.

Aug

 

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19 Novembre 2008

I giornalisti del "Cu cu"

 

Trieste  - 18 novembre. Dopo il <<Cu cu>> alla Cancelliera tedesca, signora Angela Merkel Berlusconi avrebbe dichiarato alla stampa: "Abbiamo parlato del dossier Alitalia e siamo d'accordo nel vedere con molto favore la possibilità di una collaborazione tra Alitalia e Lufthansa". Sono bastate queste parole per eccitare le fantasie giornalistiche, con titoloni di questo tipo:

 - Berlusconi - Merkel: <<Sì ad accordo con Lufthansa>> (Corriere della Sera)

 - Alitalia: premier, vedo bene Lufthansa. Conviene a Malpensa, anche   

   cancelliere Merkel (Agenzia ANSA)

 - Bossi: Bene Berlusconi su Lufthansa (TGCOM)

 - Alitalia, Berlusconi: Auspicabile ingresso di Lufthansa (Sky.it)

 - Alitalia, il premier lancia Lufthansa: giusto partner  (Il Giornale.it)

 - Alitalia, Berlusconi rilancia Lufthansa (l'Unità)

 - Alitalia, Berlusconi e Merkel favorevoli all'accordo con Lufthansa

   (SoldiOnline)

 - Berlusconi alla Merkel: <<per Alitalia tifo Lufthansa>> (Qn La Nazione)

 - Berlusconi rilancia l'idea Lufthansa (Il Tempo)

 - Per Alitalia nozze con Lufthansa (la Padania)

 - Un asse anticrisi via Lufthansa (La Stampa)

 - Il Cavaliere in campo. <<Lufthansa è un ottimo partner per Alitalia>>

   (Il Giornale)

Eppure tutti sanno che i giochi in Alitalia sono praticamente fatti. Perché allora tanta enfasi nel riportare le battute estemporanee del Cavaliere? Sono le solite frasi di circostanza,  come capita al premier quando pensa di compiacere un ospite importante (o quelli della Lega). Se al posto della Merkel ci fosse stato Gordon Brown, forse Berlusconi avrebbe detto le stesse cose riferendosi alla compagnia inglese British Airway. Salvo poi  prendere le distanze dalle sue stesse dichiarazioni, come sta già facendo a poche ore di distanza da quelle pronunciate a Trieste.

In altre occasioni internazionali e dette da un altro premier, frasi del genere avrebbero fatto impazzire le borse. Ma se neanche le pur fragili sensibilità degli operatori di mercato mostrano oscillazioni, vuol dire che queste non vanno prese sul serio. Perché allora tanto clamore giornalistico? Forse per obbedienza a quello che ormai la televisione del Padrone (da Rai a Mediaset) ha trasformato in un messaggio subliminale: "Parlate di me, bene o male non importa, purché ne parliate"

Oppure i giornalisti sanno più di quanto non ne sia al corrente lo stesso Commissario Fantozzi e si preparano a un corale "Cu cu" insieme al loro beniamino, che come si sa, ama fare sorprese. Forse la prossima sarà "Et voilà. Via Air France, via Lufthansa, via Alitalia, ecco a voi Arcorair!"

Aiuto! mi stanno cadendo le braccia.

Aug

 

 

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9 Novembre 2008

Si torna in Bicamerale?

Fini e D'Alema, due politici di razza,  le due figure del Parlamento italiano di maggior spessore politico, provano a dialogare sui grandi temi nazionali, iniziando dal federalismo fiscale. Sembra un buon segno che merita l'attenzione dei cittadini, al momento distratti dalle "carinerie" berlusconiane. A loro i nostri migliori auguri. Che i politici tornino a fare i politici, anziché i venditori di se stessi o, peggio, gli showman, è un bene del quale sentivamo veramente il bisogno. Ma quanti passi potranno fare, questi duellanti d'altri tempi? Già Bossi (Corriere della Sera on line alle ore 22,37 dell'8/11/2008) si affretta a dire che "Non c'e' alcun asse Fini-D'Alema, e' solo una cosa cosi", come per avvertire che non si fanno i conti senza l'oste. E, si sa, l'oste è Berlusconi e Bossi il suo garzone.  Se D'Alema non è riuscito a realizzare la Bicamerale quando era lui capo del governo, figuriamoci che speranze ha di cavare un ragno dal buco ora che al Governo c'è proprio chi fece fallire i suoi sforzi. Allora Berlusconi, capo dell'opposizione, finse di voler contribuire alle proposte di riforma dello Stato contenute nella Commissione Bicamerale. Come prezzo da pagare, chiese a D'Alema alcune concessioni sul sistema televisivo e modifiche al sistema giudiziario, per salvare Mediaset e per evitare l'arresto di suoi illustri collaboratori. Ottenuto quanto voleva, fece saltare tutto il resto. Ora che lo scettro del governo è in sua mano, figuratevi se la Volpe di Arcore non approfitterebbe della riesumazione della Bicamerale per completare i suoi disegni personali (restrizione della democrazia parlamentare, plebiscito per l'elezione del Capo dello Stato e ulteriore stretta per la Magistratura) nel puro spirito del Piano di Rinascita P2.

Viste le premesse, diciamo che se tutto va bene il dialogo Fini-D'alema non dovrebbe aver seguito in questa legislatura, se invece andrà avanti, la Commissione Bicamerale si rifarà e assisteremo alla demolizione di una fra le più belle Costituzioni repubblicane del mondo.

Non è per gufare, ma con questo Governo e questo premier, l'ottimismo è un lusso che non possiamo permetterci.

Aug

 

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Miserie nostrane:

 

6 Novembre 2008

Da tutto il mondo giungono a Barak Obama auguri e auspici di speranza. Il nostro Capo di Governo Berlusconi promette  consigli: "Consigli gliene posso dare perché sono più anziano, lo farò quando lo abbraccerò di persona".

Quanta saggezza, quanta premura paterna in queste parole. I suoi consigli verranno ricordati nei libri di storia come quelli di uno statista italico che insieme a Obama cambiò il mondo. O, in alternativa, come quelli dell'incauto molestatore al quale Obama fece alzare i tacchi (metaforicamente parlando, quelli delle scarpe erano già rialzati)


 SENZA LIMITI A RUOTA LIBERA

6 Novembre - TV russa ore 19,25 (fuso orario di Mosca)

"Obama ha tutto per andare d'accordo con lei, perché è giovane, è bello e anche abbronzato. E quindi penso che si possa sviluppare una buona collaborazione", dice Berlusconi, cercando di far ridere l'imbarazzato Capo del Governo  russo, in conferenza stampa a Mosca.

 

 

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5 Novembre 2008

 

Barack Obama

America, finalmente!

Oggi è un grande giorno per l'America e per il mondo intero. Finalmente un presidente che non parla come lo sceriffo del Pianeta, ma con il linguaggio della ragione e della solidarietà. Obama ha vinto. Abbiamo tutti vinto, noi che non vogliamo un Pianeta  sotto sorveglianza armata, noi che vogliamo un futuro di collaborazione fra i popoli della terra e opportunità per i nostri figli.

Il presidente della maggiore potenza mondiale oggi si presenta come il fratello maggiore che ci tende la mano per lavorare con noi a un mondo migliore, con la forza dell'intelligenza, senza l'arroganza del prepotente. Stringiamo quella mano con fiducia. E' questa l'America che abbiamo sempre sognato.

Un'ondata di speranza avvolga gli uomini di buona volontà.

Aug

 

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4 Novembre 2008

Cenerentola e il Grande Fratello

Mentre in  Italia l'aria si fa più pesante per tutti, dalla Scuola ai tribunali, dalle fabbriche ai supermercati, dalle banche all'Informazione, il Parlamento conta sempre meno. Ormai deputati e senatori vanno in aula (quando ci vanno) soltanto per premere il bottone del si o del no ai decreti confezionati a palazzo Chigi. Le discussioni democratiche saranno anche belle, ma sono una perdita di tempo per uno che ha fretta di smontare l'impalcatura costituzionale e togliersi ogni intralcio fra i piedi. "Efficienza!, efficienza!" è il motto che il Ventriloquo premier, lanciato nella realizzazione della repubblica del Grande Fratello, fa pronunciare ai suoi pupazzi. E sul più bello ricompare proprio lui, Licio Gelli, l'ideologo del  Piano di Rinascita,  il vero Grande Fratello, per lodare Berlusconi suo degno erdede in grado di realizzarne il  progetto.

A suo modo e, forse, involontariamente Enrico Bellone, il direttore di "Le Scienze", la rivista scientifica più autorevole nelle edicole italiane, getta un grido d'allarme. Denuncia il soffocamento del pensiero scientifico dovuto alla strana alleanza fra i massimi rappresentanti del popolo (senza sconti per nessuno) e la Chiesa cattolica. Le restrizioni finanziarie dei Governi Prodi e Berlusconi alla Ricerca, che spingono i migliori cervelli italiani all'espatrio, obbediscono a sollecitazioni politico-clericali, che nulla hanno a che vedere con la serietà della Scienza, che vuole capire, ampliare le domande e la conoscenza. I manovratori hanno sempre avuto paura di chi vuol sapere troppe cose. Perché solo a loro deve essere riservata la conoscenza. E oggi che i governi possono accedere alle informazioni sulla Privacy di ogni cittadino, tramite gli strumenti elettronici e satellitari di cui dispongono i Servizi Segreti, alle dipendenze del Capo del Governo in carica, c'è veramente da non dormire la notte. Non a caso, credo, il numero di questo mese di Le Scienze dedica ben 67 pagine alla Privacy violata. Tutte le insidie, dai satelliti a Internet, fino ai lettori ottici nei supermercati e alcuni suggerimenti per difenderci. Leggetelo. Compratelo o consultatelo su Internet: http://www.lescienze.it 

Non ne sappiamo mai abbastanza, credetemi.

Aug

 

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30 Ottobre 2008

Il Federalismo delle pene

Oggi il responsabile della Protezione Civile Bertolaso è sbucato fuori dal tg 5 delle 13 per annunciare il decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri sull'emergenza rifiuti. Per chi abbandona i rifiuti in giro è stata decretata una pena che va "da sei mesi a tre anni di reclusione e l'arresto immediato per chi viene preso in flagrante ". Però "...è una norma che va applicata solo per la  Campania", si è premurato di precisare.

Mi pareva! Così ora i telespettatori delle altre regioni si sentiranno più tranquilli e impuniti. A eccezione dei cittadini confinanti di Lazio, Molise, Puglia, Basilicata e Calabria, che potranno, sì, sporcare impunemente l'ambiente, ma non potranno evitare che i campani loro vicini spargano la monnezza al di là del proprio confine, per evitare la prigione. Non è comunque da escludere un prossimo decreto per delimitare i confini della Campania con filo spinato. Sarebbe razzismo? Macché. ci penserebbero i leghisti di governo a smentire, alla maniera delle famose Tribune Politiche di Paolantoni, Covatta e Sarcinelli: "Noi non siamo razzisti. Sono loro che sono napoletani!"

Aug

 

Vi consiglio questa attualissima scenetta

 

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29 Ottobre 2008

 

Con il Governo i soldi ...volano!

Dal 29 ottobre 2008 la Scuola pubblica diventa più povera (di soldi e di contenuti) grazie a un decreto improvvisato dal governo e approvato senza discussioni democratiche da un Parlamento a maggioranza blindata di destra. Questa operazione di puro taglio finanziario la chiamano Riforma della Scuola, come chiameranno Riforma dell'Università la prossima zappata in testa alla Ricerca. Servono soldi, disperatamente e a qualsiasi costo. Berlusconi aveva promesso il "salvataggio" di Alitalia dagli stranieri. Ora i costi che avrebbe potuto accollarsi la "straniera" Air France, cadono sulle spalle degli italiani con un primo prelievo di 300.000 euro  dalle nostre tasche, seguono poi gli aiuti statali alle banche compratrici, costrette oggi a navigare a vista fra i marosi della crisi bancaria  mondiale.

Il ministro della Difesa La Russa aveva promesso a Bush quattro caccia Tornado da mandare in Afghanistan, mentre il ministro degli Esteri Frattini riusciva a infilare l'Italia nella missione di vigilanza dell'Unione Europea in Georgia. Per queste ultime spese i tre patrioti di governo ottengono gli interventi "creativi" del ministro dell'Economia Tremonti e riescono a strappare soldi (si parla di 2.457.000 euro) alla Pubblica Istruzione e alla Ricerca Universitaria (altri 985.000 euro).

Ma chi ci governa? Un personale incapace? No.  Un club dell'aeroplanino che non bada alle spese (altrui) per i suoi giocattoli.

Aug

 

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18 Ottobre 2008

 

Il Pianeta può attendere

Delle due urgenze mondiali che fanno discutere i governi, crisi economica e inquinamento planetario, l'Italia risponde subito finanziando le case automobilistiche (quindi la FIAT) e sospendendo interventi per salvare l'ambiente. Si riesce così ad ammazzare un piccione con due fave. Un premio a chi inquina e un "marameo" a chi reclama provvedimenti ecologici. L'Europa rimprovera il nostro governo per aver fornito conti falsi al fine di rispondere picche alla Commissione Ambiente. Quello dei conti falsi non è un problema per noi, tanto il falso in bilancio non fa più parte del nostro codice penale (ci ha pensato il penultimo governo Berlusconi a toglierlo di mezzo). Per quanto riguarda gli aiuti all'industria dell'auto, invece restiamo ingenuamente perplessi, se pensiamo a quanto sembrasse invisa la FIAT a Berlusconi. Tanto da fargli preferire le bmw alle fiat come auto ministeriali. Fino a ieri il solo fatto di aver collaborato con gli Agnelli (ne sanno qualcosa Romano Prodi o Furio Colombo) valeva un marchio d'infamia, che i giornalisti del padrone erano autorizzati ad appiccicare addosso alle varie personalità non gradite al Cavaliere. Oggi si cambia. Stiamo del resto assistendo a una serie di cambiamenti: Se il privato era bello, adesso non lo è più senza contributi statali. Se ieri Gheddafi veniva preso in giro dai leghisti di governo, oggi gli si concede una maggiore porzione di Unicredit e di Eni. Se Alitalia (a proposito, che fine ha fatto Alitalia?) doveva appartenere soltanto alla patria, adesso non disdegna compratori  francesi, tedeschi e.... non si dovrebbe dire a nessuno, ma forse anche russi.

Cambiamenti, si, ma in tutti c'è un denominatore comune: I SOLDI. Passaggi di mano di soldi fra pochi eletti. Fra pochi padroni. Purtroppo il Clima terrestre non ha padroni con cui trattare. Ovvero, un padrone ce l'avrebbe, il Padreterno. Ma chi glie lo va a dire a Silvio che esiste un altro Dio?

Aug

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4 Ottobre 2008

Una notizia minore

Un tale Adolfo Parmaliano, docente universitario di Terme Vigliatore, provincia di Messina, ferma la sua BMW sulla corsia d'emergenza di un viadotto dell'autostrada Messina-Palermo, chiude a chiave la vettura e vola giù dal ponte. Una notizia che non la troverete su internet, ma sulla nona pagina dell'Unità. Un articolino di mezza colonna per dire che Parmaliano,  membro della Commissione Antimafia con le sue battaglie aveva provocato nell'agosto 2007  lo "scioglimento per infiltrazione mafiosa del Comune di Terme Vigliatore", "territorio controllato rigidamente da Cosa Nostra", che si era fatto molti nemici e che aveva pochi amici. Combatteva praticamente in solitudine. La notizia ha questo titolo "Antimafia, si suicida Parmaliano", La sezione DS, della quale era stato anche segretario, ne fa l'elogio funebre "Parmaliano era una persona per bene", il Presidente della Commissione Antimafia lo definisce "Un uomo giusto". Nessuno sembra mettere in dubbio l'ipotesi del suicidio. E già. Uno che è stufo di campare si avvia per l'autostrada, sceglie un viadotto abbastanza alto, chiude scrupolosamente a chiave l'auto (non si sa mai, è una BMW, potrebbero rubarla), scavalca il parapetto e si butta nel vuoto. Lo trovano sfracellato nel vallone, danno per scontato il suicidio e si preparano a una pietosa sepoltura. Chissà, se non fosse stato per l'enorme botto, forse anche Falcone sarebbe passato per suicida. Ma forse sono ossessionato dalla dietrologia.

Aug

 

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2 Ottobre 2008

Profumo di soldi

Il crollo delle banche americane  prelude al crollo del Capitalismo Finanziario, quello che trae profitti non dalla produzione, ma dalla mera speculazione finanziaria. I soldi che figliano altri soldi: "io ti presto 1000 a te, tu mi rendi 1500 a me", "io ti vendo questo oggetto a 2000 quando te la passi bene e te lo ricompro a 1000, quando te la passi male". L'oggetto sarà sempre lo stesso prima e dopo, ma il gioco di prestigio del mercato lo farà apparire diverso da un momento all'altro. Come in tutti i tavoli da gioco, alla fine sarà sempre il banco a guadagnarci. Se vogliamo, la banca non è altro che un banco al femminile. I capitali che contiene, non sono suoi, ma di tutti i giocatori che hanno fatto delle puntate. Quando dichiara forfait, non è il banco/la banca a finire sul lastrico, ma saranno coloro che al banco/alla banca hanno affidato i propri soldi. C'è tuttavia una differenza fra banco e banca. Il croupier si limita a distribuire e rastrellare fiche. Il finanziere spesso ti suggerisce lui dove e quanto giocare. Oggi però sembra che i giochi siano finiti per i grandi speculatori. Avanzano i capitali che rappresentano  sistemi produttivi e finiscono come bolle di sapone quelli che rappresentano solo denaro. Naturalmente, i massimi responsabili dell'economia mondiale si guardano bene dal fare dichiarazioni allarmanti, consapevoli di quanto siano suscettibili i mercati. Ma ciò non impedisce che a seguire il capitombolo della Lehman Brothers siano altri sistemi legati al puro denaro, come banche e assicurazioni. In Italia ha barcollato il gigante Unicredit, tanto che l'amministratore Alessandro Profumo ha dovuto presentarsi in televisione per tranquillizzare i risparmiatori, smentendo le voci che lo davano dimissionario.

E pensare che venti giorni fa Unicredit smentiva di voler comprare Alitalia.  Certo, non fa stare tranquilli un Istituto del genere, ridotto a diffondere smentite alla stregua di un Berlusca qualsiasi. 

Aug

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4 Settembre 2008

é*

*Vedi nota di aggiornamento a piè di pagina

Se Mastella e soci non avessero fatto cadere il Governo Prodi, forse la crisi di Alitalia si sarebbe conclusa con il passaggio della compagnia aerea italiana ad Air France, senza alcun costo per i cittadini, mentre la stampa e le tv berlusconiane (3/4 dell'intera informazione nazionale) avrebbero gridato allo scandalo: "Prodi ha venduto Alitalia agli stranieri" e sarebbe nata un'altra fiction del tipo Telecom Serbia, con tanto di insinuazioni di mazzette e accordi sottobamco. Per nostra pace sono caduti tutti e due: il Governo Prodi e l'accordo Air France-Alitalia.

Le disgrazie della compagnia nazionale di bandiera sono state poi spregiudicatamente cavalcate in campagna elettorale, dove il candidato miliardario faceva capire di avere un asso nella manica per far risorgere Alitalia più bella e più forte che pria. In quei giorni le casse di risonanza del padrone della televisione sottolineavano le richieste di 2000 esuberi di personale fra le condizioni di acquisto dei francesi, spaventando così anche i piloti e le hostess, che cominciarono a sperare nell'avvento del Berlusca-messia. Le speranze sono diventate realtà e, a distanza di quattro mesi, si concretizza una soluzione per Alitalia: una cordata di compratori italiani garantiti da un intervento governativo di ripianamento debiti (50 euro a testa per ogni cittadino, neonati compresi). E...sorpresa, mica tanto sorpresa, Air France con un entrata del 20% (con prospettive di aumento) e forse anche Lufthansa e British Airways

La vera novità sta nel fatto che se prima delle elezioni era stato sollevato lo spauracchio di 2000 esuberi chiesti da Air France, ora si parla di 5000 -7000

e persino di 10.000 dipendenti Alitalia che dovranno andarsene o cambiare mestiere. Mentre lo Stato (cioè noi) viene in aiuto della compagnia, ormai ridotta al lastrico, con un contributo di 300.000.000 euro. Di questo capolavoro se ne vanta il capo del Governo, che lo chiama "salvataggio" e rifiuta di discuterne con i rappresentanti dei lavoratori. Tanto gli è riuscito bene il gioco di prestigio, da temere disperatamente che se ne scopra il trucco.

Aug

 

Previsioni.....:

13 Settembre 2008 - ore 14

Entro oggi dovrebbero consumarsi le ultime chances per la sopravvivenza di Alitalia. Il ministro del lavoro Sacconi al TG2  dichiara mestamente che ci sono delle crepe nella cordata dei compratori e stima del 50% la possibilità che la trattativa fra le parti (Cai- Sindacati e Commissario) vada in porto. A me sembra di assistere a una messinscena che si concluderà con il fallimento della compagnia di bandiera italiana. Soltanto allora vedremo intervenire i veri compratori, che avranno mano libera per rilevarla a prezzi stracciati.

Se poi in questa cordata off time si nasconderà qualcuno della famiglia Berlusconi, nessuna sorpresa.

Potrei dire la frase più antipatica di questo mondo "Io l'avevo già previsto".

 

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21 Agosto 2008

Isteria collettiva

Stamattina a Rozzano, mentre attendo il mio turno alla cassa del supermercato,  arriva una coppia di giovani zingari,  lui con il carrello, lei con un bambino in braccio. Vista la luce spenta sulla cassa chiedono alla commessa: <<Sta chiudendo?>><<Si>> è la risposta e la famigliola si sposta verso la cassa attigua. Tutto qui, ma quanto basta per far dire all'unica cliente che mi precede: <<Che schifo>> e di rimando, la cassiera: <<Io li metterei tutti in galera>>. Non voglio sentire altro. Raccolgo  le mie cose e vado a un'altra cassa. Da lì non faccio a meno di dare uno sguardo agli zingari che tanto risentimento hanno suscitato nelle due donne. Sono due giovani vestiti alla maniera gitana, puliti, dalla faccia allegra, niente che possa suscitare "schifo" o voglia di schiaffarli in galera. Perché, allora, la cassiera e la cliente, due normalissime donne, che conosco e non direi razziste, si sono espresse con tanto astio? Pura cattiveria, o c'è dell'altro? Evidentemente si, c'è dell'altro. Non è passata invano l'ondata xenofoba che un certo giornalismo cialtrone sta diffondendo da qualche anno. E' stata contemporaneamente raccolta l'idea di sicurezza che una certa politica, non meno cialtrona, sta perorando con insistenza, all'inseguimento del consenso degli ignoranti. Ormai per le teste di molti italiani sta passando il messaggio di un'Italia minacciata dai migranti e dagli zingari. Pochi si rendono conto che il pericolo massimo non può essere nei senza-potere. La minaccia più grande e insidiosa per i cittadini si annida nei centri di potere, che sia potere economico, politico o mafioso. Sono tre poteri che spesso hanno interessi comuni e che mai possono dirsi  indipendenti l'uno dall'altro. Il potere economico si serve della criminalità per i suoi giochi nascosti (si pensi allo spionaggio industriale e al trasferimento di capitali nei paradisi fiscali) e non può fare a meno del potere politico, che gli garantisce appoggi e coperture. Il potere politico, se vuole rimanere tale, non può inimicarsi il potere economico e deve tenersi buone le grandi organizzazioni criminali, che a loro modo garantiscono grosse fette di consenso popolare. C'è poi un quarto potere che è l'informazione, legato, per questioni di sudditanza o di sopravvivenza, ai poteri economici e politici. Un giornalista troppo indipendente diventa una minaccia per il politico, il quale politico, se troppo intransigente, costituisce minaccia per i giochi meno visibili di chi maneggia capitali e imprese, i quali, a loro volta, se troppo onesti, rischiano di restare all'asciutto di appalti e di capitali. In questo contesto, Mafia, Camorra, 'ndrangheta e Sacra Corona Unita, non fanno che garantire la stabilità territoriale del sistema. Una tale girandola d'interessi tiene realmente sotto scacco il Paese e a pagarne il prezzo sono i lavoratori, i pensionati e tutti i cittadini senza potere, che possono soltanto sperare di perdere il meno possibile delle conquiste ottenute dalle organizzazioni sindacali nei primi trent'anni del dopoguerra.

Ora c'è chi vuole rifare la storia, affinché passi l'idea che le nostre disgrazie derivino dall'invasione dei migranti e dagli zingari.... e cosa deve dire il resto del mondo, dove abbiamo esportato mafia, camorra e 'ndrangheta?

Aug

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18 Agosto 2008

Giochi politICI

"Passata la festa, gabbato lu santo". In campagna elettorale serviva uno zuccherino per attrarre maggiori consensi dai menefreghisti, ceto sociale in costante aumento nazionale. "Aboliremo l'ICI". Una promessa facile, perché tanto si tratta di un'imposta che non compete al Governo, ma ai Comuni, già depauperati dalla mannaia del precedente governo Berlusconi abbattutasi sui contributi statali agli Enti Locali. Una promessa tanto facile, che è stato un gioco trasformarla in legge con il voto di fiducia di un Parlamento a larga maggioranza di destra. Ma ai Sindaci, che devono far fronte alle spese per le infrastrutture cittadine, scuole, asili, viabilità ecc., non è andata troppo giù questa smargiassata berlusconiana (fatta passare senza battere ciglio anche dai sedicenti "autonomisti" della Lega). Prima di recarsi a Ponte di Legno per l'annuale ubriacatora di popolo, a Bossi deve essere venuto all'orecchio il malumore degli amministratori locali. Un capo popolo non deve rischiare fischi. E allora torni l'ICI. "I cittadini sono disposti a dare, se le tasse vanno ai loro Comuni, perché vedono i risultati, strade, aiuole", dice lui. Chissà dov'era a maggio, quando la maggioranza parlamentare di cui fa parte approvava il taglio della canna d'ossigeno agli stessi Comuni ora chiamati in causa?

Purtroppo ci stiamo abituando alle dichiarazioni dei prestigiatori politici, che dicono tutto e il contrario di tutto, straparlano, ritrattano, mentono, smentiscono. Aggiustano insomma con le loro mani, ogni cosa gli torni comodo fare apparire che sia. C'è da dire che in tali cialtronerie vengono ruffianamente favoriti dalla compiacenza dei maggiori organi di disinformazione, ma questo è un altro discorso che merita un capitolo a sé.

Io, nonostante a maggio si parlasse del decreto che aboliva l'ICI,  avevo già compilato i bollettini per il pagamento annuale, come al solito. Poco meno di 150 euro, che non impoveriscono la mia pur misera pensione, ma che mi fanno sentire partecipe dello sviluppo cittadino. Dopo essere stato chiamato "fesso" da più persone, moglie e  figli compresi, ho rinunciato a recarmi alla Posta. Non mi sono sentito più ricco. Con quei 150 euro abbiamo fatto un pranzo a base di pesce, a Marta (sul lago di Bolsena), con figli e nipoti.  Però adesso non me la sentirei di farmi mettere le mani in tasca (si dice ormai così) da un eventuale decreto-dietro-front, soltanto perché qualcuno in questo governo burla si è accorto di avere approvato delle castronerie e ne teme le conseguenze per la sua immagine. E come faccio io a riavere indietro i soldi della "magnata" di pesce? Non se ne parla proprio. Piuttosto divento evasore!

Aug

 

 

P.S.:

Sono felice di apprendere che ieri il Papa ha dato implicitamente ragione a Famiglia Cristiana con il suo appello contro il razzismo e per una politica dell'accoglienza. Sembra una presa di distanza dal portavoce vaticano Federico Lombardi, che aveva preso a sua volta le distanze da Famiglia Cristiana, precorritrice delle dichiarazioni pontificie.

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14 Agosto 2008

La cruna dell'ago

Di seguito il titolo dell'editoriale di Famiglia Cristiana n. 33, che tanto ha fatto arrabbiare la destra di governo: MILITARI IN STRADA E SINDACI SCERIFFI: IL RISCHIO E' UNA GUERRA TRA POVERI - IL PRESIDENTE SPAZZINO NEL "PAESE DA MARCIAPIEDE". Dove, fra l'altro si legge "Il Pil è allo zero, ma le nostre imprese godono di salute strepitosa, mostrando profitti che non si registravano da decenni." e, in chiusura, "E' troppo chiedere al Governo di fugare il sospetto che quando governa la destra la forbice si allarga, così che i ricchi si impinguano e le famiglie si impoveriscono?" A Famiglia Cristiana non risponde soltanto il solerte portavoce governativo Giovanardi, ma addirittura il portavoce vaticano Federico Lombardi, secondo il quale Famiglia Cristiana "...non ha titolo per esprimere né la linea della Santa Sede né quella della Conferenza Episcopale Italiana".

La premura del Vaticano nel voler prendere le distanze dal settimanale che normalmente si può acquistare all'ingresso di molte chiese, mi puzza un po'. Cosa lega la gerarchia ecclesiastica a questo personale di governo, tutto intento a mettere in croce gli ultimi della terra, mentre i potenti diventano sempre più potenti e ricchi? Qui non si tratta d'imbarcare il Vaticano a destra o a sinistra. Il buon senso non ha colore e tantomeno ne ha la carità cristiana.  Con l'aria che tira, dare, per esempio, ai sindaci pieni poteri d'intervento contro zingari e immigrati, vuol dire innescare nelle città una spirale di odio da Ku Klux Klan. Conosco sindaci di sinistra che per un pugno di voti non sarebbero da meno dei colleghi di destra. Ma i successori degli apostoli di Cristo, se si rifacessero al discorso della montagna, dovrebbero rifiutare la filosofia xenofoba che sta ispirando certi governanti. Non dovrebbero quantomeno avere fra le loro massime preoccupazioni quella di prendere le distanze dalla stampa che si esprime cristianamente. Avrebbero piuttosto da riflettere sulla cruna dell'ago, dove non passa un cammello, mentre i moderni ricchi (onesti o meno) si sentono candidati al Regno dei Cieli, spalleggiati da un personale politico sempre più attento a favorire i loro interessi. Prenda pure le distanze da questa politica, il rappresentante del Vaticano. Non ci lasci con il dubbio che a forza di sentire il premier dichiararsi immortale, lo scambi anche lui per il Padreterno. E' soltanto un amico di Putin. Mi creda.

Aug

 

 

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1 Agosto 2008

Israele-Italia 1-0

Che cos'è il lodo Alfano? E' una legge che regala l'impunità giudiziaria a 4 cittadini italiani: Il Presidente del Consiglio, i presidenti di Camera e Senato e il Presidente della Repubblica. Quattro cittadini promossi per legge al di sopra di ogni sospetto. Date pure un'occhiata:

 


 Legge 23 luglio 2008, n. 124

"Disposizioni in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello stato"

pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 173 del 25 luglio 2008

 

Art. 1.

    1. Salvi i casi previsti dagli articoli 90 e 96 della Costituzione, i processi penali nei confronti dei soggetti che rivestono la qualità di Presidente della Repubblica, di Presidente del Senato della Repubblica, di Presidente della Camera dei deputati e di Presidente del Consiglio dei ministri sono sospesi dalla data di assunzione e fino alla cessazione della carica o della funzione. La sospensione si applica anche ai processi penali per fatti antecedenti l’assunzione della carica o della funzione.

    2. L’imputato o il suo difensore munito di procura speciale può rinunciare in ogni momento alla sospensione.
    3. La sospensione non impedisce al giudice, ove ne ricorrano i presupposti, di provvedere, ai sensi degli articoli 392 e 467 del codice di procedura penale, per l’assunzione delle prove non rinviabili.
    4. Si applicano le disposizioni dell’articolo 159 del codice penale.
    5. La sospensione opera per l’intera durata della carica o della funzione e non è reiterabile, salvo il caso di nuova nomina nel corso della stessa legislatura né si applica in caso di successiva investitura in altra delle cariche o delle funzioni.
    6. Nel caso di sospensione, non si applica la disposizione dell’articolo 75, comma 3, del codice di procedura penale. Quando la parte civile trasferisce l’azione in sede civile, i termini per comparire, di cui all’articolo 163-bis del codice di procedura civile, sono ridotti alla metà, e il giudice fissa l’ordine di trattazione delle cause dando precedenza al processo relativo all’azione trasferita.
    7. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano anche ai processi penali in corso, in ogni fase, stato o grado, alla data di entrata in vigore della presente legge.
    8. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

In questi giorni a Tel Aviv il premier Ehud Olmert, accusato di corruzione e frode, annuncia le proprie dimissioni dichiarando:"Sono fiero di essere cittadino di un paese dove il primo ministro può essere indagato come ogni altro cittadino".

Chissà se qualcuno ha sentito Berlusconi dire: "Mi ha tolto le parole di bocca"?

Aug

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23 Luglio 2008

Le tavanate

Fassino - Tavaroli

 

Non sempre l'aspetto fisico rispecchia l'anima delle persone. E' vero, ma guardate queste facce e dite sinceramente da chi, dei due personaggi, acquistereste un'auto usata.

Piero Fassino, ex segretario del più grande partito della Sinistra italiana, con quella faccia un po' così, di uno che ne ha dovute sopportare di tutte, stoicamente, quasi con masochismo, soltanto per aver ricoperto un ruolo politico più forte della sua mitezza.

Giuliano Tavaroli,  responsabile della Security Telecom (una specie di Digos telefonica), incriminato di aver fatto intercettare illegalmente migliaia di ignari cittadini e di far parte di un'associazione tangentista accusata di "poliedrica e multiforme attività illecita".

Poche ore prima che il Parlamento venga chiamato a votare l'ennesima legge salva-berlusconi, il Tavaroli si ricorda di aver dimenticato di citare il Fassino fra i gaudenti della sua allegra brigata. Fassino querela, la Destra di governo lo commisera, come per dire "Vedete? Siamo tutti sulla stessa barca. Se non mettiamo il bavaglio ai giornalisti e il guinzaglio ai magistrati, chissà dove andremo a finire!". Fassino dice di non avvalersi di alcuna immunità parlamentare, reagisce furibondo alle tavanate. Intanto il Parlamento approva la legge che garantisce l'immunità alle quattro alte cariche dello Stato: presidente della Repubblica, presidenti delle due Camere e presidente del Consiglio, fino alla fine dell'incarico. Ne combinino pure di tutti i colori, i massimi responsabili della Repubblica Italiana, tanto nessun giudice potrà incriminarli! Sembra di vedere i quattro privilegiati mettere il pollice al naso, agitare le altre dita della mano e fare "Marameo!". Fra l'indifferenza della gente. L'indifferenza è quanto di meglio si chiede ai cittadini. Che discutano pure di veline e del Grande Fratello televisivo. A nessuno venga il sospetto di finire inghiottito nel Piano di Rinascita del vero Grande Fratello.  

 

Aug

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1 Luglio 2008

Impronte di governo

Un lettore della mia rubrica all'amatriciana mi ha spedito questa poesia di Bertold Brecht:
 "Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
 e fui contento, perché rubacchiavano.
 Poi vennero a prendere gli ebrei
 e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
 Poi vennero a prendere gli omosessuali
 e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
 Poi vennero a prendere i comunisti
 e io non dissi niente, perché non ero comunista.
 Un giorno vennero a prendere me
 e non c'era rimasto nessuno a protestare".
L'ho letta mentre le agenzie di stampa diffondevano l'eroica decisione del Ministro Maroni di schedare tutti i bambini rom. E se a qualcuno non fosse apparsa ben chiara la necessità di tale provvedimento, tutti i telegiornali si sono  messi a battere la grancassa sull'arresto a Verona di quella famiglia rom che addestrava i bambini a rubare. Notizia da prima pagina che gli Italiani alle prese con il caro petroli-carovita-caromutui, con l'incertezza di un lavoro, di una pensione, di un'assistenza sanitaria uguale per tutti, con le minacce del pizzo, della droga, dell'usura, con l'insicurezza nelle strade, negli stadi, nelle discoteche e persino nelle cliniche a pagamento, non hanno potuto fare a meno di indignarsi: "Adesso basta! Pazienza la Mafia, la Camorra, la Ndrangheta e la Sacra Corona Unita, ma questi rom ora rappresentano una vera minaccia  per il paese". In effetti dalle grandi associazioni criminali nostrane puoi aspettarti ogni male, ma sono sodalizi in grado di farti anche dei favori. Come pure la Massoneria e la Criminalità politica. Gli zingari invece hanno soltanto mani per prendere e niente per dare. Non avrebbero neppure la benché minima possibilità di andare al governo per darti qualche legge salvaguai. Oggi iniziamo da loro a far pulizia.....domani è un altro giorno, si vedrà.
Aug

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18 Giugno 2008

Liberi tutti

Al Governo ormai ci si va per giocare a nascondino. Il primo che riesce a toccare il muro di Palazzo Chigi grida:"Tana! Liberi tutti!" e si svuotano  carceri e tribunali. Si era tanto dato da fare il Berlusca per cancellare i reati che potevano riguardarlo o per farli cadere in prescrizione più presto possibile. Poi arrivano Mastella e Bertinotti al seguito di Prodi e si affrettano ad aprire le carceri con la chiave dell'indulto. Così diventa anche inutile processare chiunque non abbia commesso almeno un omicidio. Resistono ancora in piedi alcuni processi, come quello per corruzione in atti giudiziari, che potrebbe infastidire il solito Berlusca, il quale torna di corsa a Piazza Colonna per andare a toccare il muro di Palazzo Chigi e...."Liberi tutti!", anche questa è fatta e chi sta sotto (l'Italia) resti sotto.  Cosa provano gli Italiani onesti, costretti a stare sempre sotto in questo interminabile gioco al nascondino? Niente, basta che gli togli di mezzo Ici, egiziani, rumeni e zingari e puoi anche concederti qualche sfizio legislativo ad personam. Che diamine! Anche al pasticciere può accadere di leccarsi le dita durante il suo lavoro!

Aug

 

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7 Giugno 2008

....si spegne anche l'insegna di quell'ultimo caffè

Se dobbiamo dar retta alle stime mondiali sulle riserve petrolifere, fermi restando i consumi  e le tecniche estrattive attuali, potremo andare a benzina-gasolio per poco più di 30 anni ancora. Ma, attenzione, le stime si fondano su una produzione di 25 miliardi di barili all'anno e sulle scorte dichiarate dai Paesi produttori di petrolio. Due dati poco affidabili, perché non tengono conto dell'accelerazione consumistica in paesi come la Cina, l'India e in altre economie emergenti.  Inoltre, i Paesi produttori di Petrolio e  le compagnie petrolifere, hanno interesse a sovrastimare le proprie riserve, per mantenere alto il proprio prestigio e per attrarre capitali.  Quindi, le pompe potrebbero rimanere a secco molto, ma molto prima. E' previsto comunque nel 2010 il picco delle quantità estraibili. Dopodichè dovrebbe iniziare la discesa delle estrazioni e aumentare il prezzo per barile di petrolio. I meno distratti possono però accorgersi che il rincaro senza freni è già iniziato. Nessuno si illuda di fare il pieno domani pagando meno di oggi. Benzina, gasolio, bollette della luce e del gas, saranno sempre più cari. Ci raccontano che l'attuale rialzo dei prezzi dei prodotti petroliferi dipende dall'euro troppo forte (perché il petrolio si paga in dollari e ci vogliono più dollari all'acquisto). Come se calando l'euro dovesse calare il costo della benzina. Il mercato è spietato: se l'offerta di petrolio è in calo irreversibile, ne diventa automaticamente irreversibile  l'ascesa del prezzo. Questa forbice si è già aperta e niente ci autorizza a sperare di poterla richiudere. Potremo (dovremo) invece cambiare le nostre abitudini, i nostri consumi e attrezzarci per costruire un diverso modello di civiltà. Ma chi glie lo dice agli amanti del fuoristrada, della barca a motore  da 250 cavalli e a chi non può fare a meno dell'aria condizionata in casa? Sono un profeta di sventure? Al contrario.  Essendo d'indole ottimista,  vi dico subito che forse nel prossimo futuro si realizzeranno i miei sogni da bambino. I miei eroi erano S. Francesco e Tarzan della jungla. Verrà il tempo in cui potrò spogliarmi di ogni comodità, per andare a vivere a più stretto contatto con la natura. Oddio, non saprei rinunciare all'amatriciana o all'abbacchio al forno e, con quel po' di sovrappeso che mi ritrovo,  farei fatica ad arrampicarmi sugli alberi. Resto tuttavia ottimista, come la cicala che non teme i rigori dell'inverno...finché non finisce l'estate.

Aug

 

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21 Maggio 2008

Sicurezza, sicurezza, primavera di bellezza...

Mi trovavo a Marta, sul lago di Bolsena, quando ho appreso delle ronde dell'ordine organizzate a Rozzano. Benché Rozzano non abbia niente delle bellezze del mio paese natio, lo l'ho sempre vantata come una cittadina modello. Una città che ha saputo offrire case, strutture e servizi a decine di migliaia di immigrati provenienti da tutta Italia, senza diventare una città dormitorio, anzi! Si può citare come esempio di vivibilità. Certo noi rozzanesi non siamo tutti stinchi di santo, ma sarebbe da ingenui pretenderlo. Scontiamo il male fisiologico delle società etereogenee come la nostra.  Ma che si ricorra ai cittadini volontari dell'ordine per risolvere il problema sicurezza. Che l'iniziativa venga presa dopo la campagna politico-giornalistica orchestrata per seminare la paura dello straniero in un'Italia che dovrebbe stare più attenta agli italiani, non sembra pura coincidenza. Da come si è svolto il "monitoraggio del territorio" di Rozzano nel mese di maggio, ad essere "ripuliti" sono soprattutto nomadi, occupanti e senzatetto. La fobia epidermica dello straccione e del Rom ha ottenuto le risposte emotive desiderate. A me invece è venuta la pelle d'oca pensando a dove possono portare certe scorciatoie populiste. Sempre a Marta, negli anni '50 si era stabilita una tribù di zingari, accolta come il Vangelo dice di accogliere gli ultimi della terra. Si convertirono al cattolicesimo e diventammo "compari" di battesimo, perché mia sorella Veris fece da madrina alla quindicenne Katerina Hudorovich. Negli anni '60, mentre ero imbarcato sulle navi mercantili, mi raggiunse la notizia dello sterminio della famiglia Hudorovich. Il campo nomadi di Viterbo, dove erano stati fatti traslocare,  fu dato alle fiamme e cinque membri della famiglia, Katerina compresa, finirono arsi vivi. Si parlò di ronde neofasciste attizzate dall'avversione borghese per gli zingari accattoni. Ma il colore politico alla fine è secondario.

Quando si entra in certe spirali emotive non si sa dove si va a finire. Intanto la grande criminalità se la ride, sapendo che nessuna ronda cittadina oserebbe prendersela con i personaggi veramente pericolosi. Alla malavita conviene un'opinione pubblica distratta dalla caccia alla criminalità stracciona.

 

Aug

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29 Aprile 2008

Saluto fascista

Vince la paura

La paura del lupo mannaro ha funzionato. Metti in prima pagina il rumeno stupratore, nascondi le altre decine di migliaia di suoi compatrioti che lavorano (e sanno lavorare meglio di molti nostri compatrioti) e fanno arricchire gli imprenditori padani, romani o foggiani. Nascondi il fatto che Roma sia diventata una delle città più vivibili del mondo (sicuramente più di Milano). Offusca il matrimonio d'interesse tra Neofascismo e Lega. Metti come testimonial della destra all'assalto del Campidoglio, un comunista sessantottino come Mario Capanna (intervistato dal Secolo d'Italia e ripreso con enfasi dal Corriere della Sera, il bastian contrario per antonomasia afferma che se votasse a Roma vedrebbe con favore Alemanno sindaco). Metti al di sopra di tutti i problemi la "sicurezza", intesa come liberazione dallo straniero (come se gli italiani fossimo un esempio mondiale di angioletti). Offusca l'immagine di Rutelli, che di per sé è già abbastanza in ombra, tra le tonache dei Vescovi e della Palombelli. Con tali ingredienti puoi immaginare chi sarà il candidato favorito.

Si sapeva dunque come sarebbe andata a finire? Forse. Ma si sperava che i romani non cadessero nel depistaggio dell'informazione unificata. Dietro la faccia mite di Alemanno, c'è quella più inquietante di Storace e ci sono le anime nere di una destra, che a Roma è nera più che altrove. Per sentire l'aria che tira basterà andare alla prossima partita della Lazio. Le tifoserie della destra più estrema potranno salutare a mano tesa il nuovo sindaco, che oltretutto si è impegnato a concedere alla società bianco-celeste l'area per costruirsi un proprio stadio. "Panem et circensis", si diceva nell'antica Roma. Non sembra siano trascorsi 2000 anni. E vedremo ancora i Romani in guerra contro i Daci (oggi detti rumeni). E' una promessa elettorale della Destra, che purtroppo il Centrosinistra rimpiange di non aver fatto sua (così sembra, almeno, dai primi commenti post elettorali serpeggianti nell'area degli sconfitti). Aho! Ma qui nun se sarva proprio nessuno!

Aug

 

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21 Aprile 2008

I Candidati

Monte(prez)zemolo

Montezemolo aspirante Ministro? Ovvio. Per un pluripresidente come lui (della Ferrari, della Fiat, della Fiera di Bologna, dell'Università Internazionale Luiss) dover lasciare anche una sola presidenza, quella della Confindustria, può significare scompenso di potere, provocare sensazioni di vuoto. Se nessuno lo reclama a presiedere qualcosa, provvede lui stesso a lanciare un SOS per farsi notare. Con un piede dentro e uno fuori dalla federazione degli industriali spara a zero contro i Sindacati dei Lavoratori ("Casta di professionisti del veto"), lanciando segnali alla destra vincitrice delle Politiche. Come per dire: "Guardate che io la penso come voi: vadano a farsi friggere quei rompicoglioni dei sindacalisti. Datemi un Ministero economico e sono pronto a creare le condizioni per un nuovo Patto Vidoni*".

Io dico che a uno così non si può rifiutare il soccorso. Prima che vada in depressione, bisogna dargli qualcosa da fare, per ricoprire i tempi vuoti  fra un salto alla Fiat, uno alla Ferrari, uno alla Fiera di Bologna, uno alla Luiss, e poi a La Stampa, dove è consigliere di amministrazione, come al Bologna Calcio, alla Indesit, alla Campari, alla holding francese PPR, al calzaturificio Tod's... e in qualche altra azienda che mi sfugge.

San Silvio da Arcore, aiutalo tu a non morire di noia!

 

* Il 2 Ottobre 1925 il Governo Mussolini promosse un patto fra Confindustria e sindacato fascista, per estromettere i sindacati tradizionali  da ogni potere d'intermediazione fra gli industriali e i lavoratori. L'accordo si svolse a Palazzo Vidoni e passò alla storia come Patto Vidoni. Fu il Ministro dell'Economia Giuseppe Volpi a gestire l'operazione. Per la cronaca, lo stesso che  ricoprì la carica di Presidente di Confindustria dal 1934 al 1943.

 

Ciccio e Gianni

Giovedì 17 aprile a Roma viene stuprata da un rumeno una studentessa  del Lesoto e subito Roma diventa la capitale dell'insicurezza, buona per fare campagna elettorale in previsione del ballottaggio del 27 aprile per la poltrona di sindaco. Il candidato della destra, Alemanno, invoca subito la "tolleranza zero", mentre tutto il sedicente Popolo delle libertà gli si schiera a fianco per salvare Roma dalle invasioni barbariche. Giornali e telegiornali, gli fanno eco portando ai massimi livelli di discussione la vicenda. Rutelli si limita a osservare che "Quando si verifica un episodio di crimine a Milano, nessuno accusa il sindaco" e chiede più rispetto per le vittime.

La stessa notte a Milano viene stuprata da un egiziano una ragazza americana.  Ce n'è abbastanza per far gridare l'intera destra contro le invasioni barbariche. Ma i commenti a questo stupro vengono oscurati da quelli più abbondanti sul fattaccio della Storta a Roma, che meglio si presta al gioco politico della Destra, per conquistare l'ambìta poltrona del Campidoglio. A Milano non ci sono elezioni e al massimo si può gridare contro il lassismo del Governo Prodi, ma quello è già caduto, ormai.

Il 15 agosto 2007 mi trovavo in Germania, quando a Dortmund venivano massacrati dalla Ndrangheta sei giovani calabresi. Dai commenti giornalistici e dalle dichiarazioni dei politici, non mi risulta che Dortmund fosse considerata una città da de-italianizzare. Forse i tedeschi sono più tolleranti? Non proprio. Siamo noi, forse, ad essere troppo italiani.

 

Aug

 

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15 Aprile 2008

Ha vinto il Grande Fratello

Non dirò che gli elettori sono "coglioni" come disse Berlusconi di quelli che non la pensavano come lui, perché non è così. Sarebbe come dare dei coglioni ai marinai di una nave alla deriva, che non si aggrappano alla nostra scialuppa. Troppi sono i motivi che spingono gli italiani a non fidarsi di alcun timoniere. Chi, come me, ha ingoiato delusioni a non finire, ma è rimasto disperatamente aggrappato ai propri ideali, non può pretendere dagli altri lo stesso grado di sopportazione.  Ognuno ha il diritto di scegliere di quale morte morire - e poi io non mi sento di condannare persino l'eutanasia! Ho soltanto tanta voglia di evadere da questo incubo. Forse alla fine deciderò di stabilirmi in Germania o in Brasile, i due paesi che meglio conosco e dove riesco a non provare il disagio e la malinconia che mi prendono in questa bella terra italica sempre più paludosa e infida.

Secondo il giornale tedesco Die Zeit " l'Europa guarda all'Italia con crescente stupore. Ancora nel mese di gennaio veniva chiamata terra dei rifiuti, per le foto delle discariche di Napoli diffuse nel mondo, provocando disgusto  - e la stessa cosa sta accadendo adesso, in vista degli sviluppi politici e istituzionali".

Secondo il londinese Times on line Berlusconi, definito "incontenibile", è "un uomo considerato troppo vecchio, troppo incline a gaffes volgari, troppo sposato, con troppi interessi acquisiti e con troppe accuse di corruzione, per essere l'uomo scelto a invertire il declino economico e sociale degli italiani".

Io dico che se c'è una barca da salvare, gli italiani hanno scelto il timoniere meno raccomandabile, ma si sa, gli italiani amano scommettere ed è forse in questo vizio che si nasconde il successo del plurimiliardario. Se vuoi vincere il massimo ai cavalli devi puntare sul peggiore.

Aug

Vignetta di Peter Brookes pubblicata su

Times on line - 16 Aprile 2008:

Berlusvinci

 

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12 Aprile 2008

Domani si vota

In qualsiasi paese al mondo ci fosse un candidato premier tanto becero da trattare come "coglioni" gli elettori che non lo votano, da definire "fuori testa" il campione di calcio simpatizzante per un partito diverso dal suo, da riabilitare in piena campagna elettorale un mafioso condannato all'ergastolo per omicidio ed altri reati, da chiedere la perizia psichiatrica per i Pubblici Ministeri, da trattare gli alleati come propri dipendenti  e gli avversari come "bugiardi buoni a nulla". In qualsiasi democrazia al mondo, un personaggio simile non avrebbe la minima chance di accedere al governo del Paese. Al massimo  potrebbe aspirare a diventarne la barzelletta. In Italia invece uno così è in testa ai sondaggi per le elezioni di domani e sono in pochi a preoccuparsene. Siamo allora degli incoscienti? Assolutamente no! Dopo anni di illusioni e disillusioni, passioni e fregature, siamo diventati politicamente abulici. Restiamo abbarbicati al nostro cellulare per ricevere e trasmettere scemenze e impugniamo  il telecomando per non perderci la minima stronzata avvenga nello zoo del Grande Fratello. Se siamo chiamati a votare per Silvia, Mirko, Chris, Clelia, Lina, Elena, Mario, Gianfilippo e il resto di casa Marcuzzi, ci sentiamo tutti intenditori, perché di questi personaggi conosciamo vita (se la finzione è vita) e miracoli (se le sguaiatezze son miracoli).  Non siamo altrettanto sicuri di conoscere i personaggi che si candidano alla guida del nostro Paese. Ovvero, conosciamo meglio i politici che sanno attrarre la nostra attenzione dicendo stronzate alla televisione, usata come un Grande Fratello. Non sarebbe stata allora una bella pensata candidare lo zoo di Alessia Marcuzzi? Un partito così avrebbe sicuramente ricevuto la maggioranza dei voti delle casalinghe e dei pensionati.

Aug

 

P.S.: Se io fossi preso sul serio, consiglierei di votare Veltroni. Ma se non fossi preso sul serio nocerei proprio a Veltroni. E allora sto zitto.

 

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26 Marzo 2008 

Volare terra-terra

La campagna elettorale si avvia verso la volata finale e ormai non c'è più tempo per trattare i grandi temi veramente degni di attenzione politica, quali la crisi energetica (fra una decina di anni i pozzi di petrolio potrebbero restare a secco), la crisi finanziaria (per pagare i mutui, si arriverà a dover vendere la casa), la crisi della Giustizia (oggi, se un politico ruba, a passare guai è il magistrato che osa indagarlo), l'occupazione feroce dei mass media (una sola persona controlla tre quarti dei mezzi d'informazione e li usa per conquistare altri poteri), la riforma elettorale, i conflitti d'interesse, la Mafia, la Camorra, la Ndrangheda, il riciclaggio di denaro sporco, la grande evasione fiscale ecc. Tutti temi che attraggono gli italiani meno del "Grande fratello" o del processo di Erba, quindi meglio non stare lì a perdere tempo per spiegare agli elettori cosa un candidato premier si propone per affrontarli. Alla conquista dell'ultimo consenso utile a superare il foto finish con il partito rivale, si fa a gara allora a chi promette più soldi ai pensionati, più case popolari e meno tasse da pagare. Non è proprio grande politica, ma sembra che nessuno se la senta di volare troppo in alto, per paura di sfuggire alla vista dei più. Per la verità qualcuno ci aveva provato a volare con Alitalia sulle spalle del figlio in presunta cordata, ma si è subito premurato di dare alla stampa l'abituale smentita:  «I miei figli in cordata? Nemmeno per sogno. Dopo le strumentalizzazioni della sinistra vieterei il loro ingresso». Sono statisti di questo genere, che ci troviamo a dover scegliere da mandare a gestire la nostra vita e i nostri soldi. Forse è quello che ci meritiamo, ma io non posso impedirmi di provare ugualmente vergogna.

Aug

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14 Marzo 2008

Gonna e pantaloni

L'Ansa pubblica il tenero abbraccio con il quale Montezemolo consegna la Confindustria a Emma Marcegaglia. Quando lo stesso Montezemolo ereditò la stessa Confindustria da Antonio D'Amato, non ricevette lo stesso abbraccio con bacino in fronte. Come mai? E' vero che fra i due industriali non correva buon sangue, ma non è da considerare questo il motivo delle mancate effusioni. La Confindustria è una cosa seria, non può concedersi in smancerie chi è chiamato a presiederla! Emma però è una donna (anche se nessuno ci giura che sotto non abbia gli attributi) e il sesso fa la differenza. La serietà e l'etica non corrono pericolo se viene baciata in fronte da un collega.  A nessun livello della società  un gesto simile verrebbe considerato men che normale (a meno che non si tratti di un frate che bacia una monaca). La presunzione di anormalità subentra soltanto quando è un maschio a ricevere effusioni da un altro maschio. Il più innocente dei baci può essere interpretato come simulazione di amplesso e gli amplessi si fanno fra uomo e donna. Persino la danza nasce come espressione di accoppiamento sessuale. Normalmente, infatti, si balla in "coppia" fra maschi e femmine.  E' sugli opposti sessi che si regge la famiglia, così ci hanno insegnato alla scuola e in chiesa. Sodoma cadde allorché venne a mancare tale certezza. Dopo millenni di ammaestramento etico-religioso non abbiamo dubbi su quali siano i più alti "valori" della famiglia. Per cominciare occorre che a fondarla siano un uomo e una donna. Dopodichè,  è l'uomo che assume il ruolo di capo, mentre la donna deve "servirlo e accudirlo" per tutta la vita. Il rapporto sessuale deve avere l'unico scopo di produrre figli e, se va a buon fine, si consideri "vita" la stessa inseminazione. Nessun motivo (malformazioni del feto, rischio grave per la madre, rifiuto di accettare il frutto di uno stupro ecc.) giustifica l'aborto. Il matrimonio è un catenaccio a combinazione, la cui formula di scioglimento (dietro adeguato compenso) è esclusiva della Chiesa. Non separi l'uomo ciò che il Clero ha unito, di conseguenza non unisca l'uomo ciò che il Clero non ha consentito. E siccome fu detto:"Tu uomo, lavorerai con sudore e tu donna partorirai con dolore", è implicito il dissenso divino sui matrimoni omosessuali. Non sono accettate le coppie di fatto. Prerogativa essenziale per due persone che intendono far coppia è che uno dei due sia munito di pisellino e l'altra abbia la patatina originale (non procurata a Casablanca).

Adesso siamo in campagna elettorale e di questi valori se ne fa commercio. Non c'è  politico che non si preoccupi per la dignità della famiglia, non esiste programma elettorale che non preveda  "aiuti alle famiglie". Mentre le famiglie in carne ed ossa (canoniche o di fatto) faticano ogni giorno di più a tirare avanti, con i prezzi che volano, i mutui che impazziscono e i servizi che languono, c'è chi incentiva la moltiplicazione di bocche da sfamare con promesse di aiuti a chi "partorirà con dolore". C'è chi demonizza il preservativo affinché non si perda una sola goccia di sperma e c'è persino chi sale sull'utero delle donne per candidarsi alla guida del paese con un partito denominato "pro life". Sarebbe stato più credibile un partito "pro quality life", ma cosa volete che importi la qualità della vita altrui a chi ha saputo far ricca la propria? E' conveniente all'ipocrita garantito, nascondersi sotto la tonaca rassicurante di chi da secoli gestisce le nostre coscienze di presunti peccatori, condannati a generare altri peccatori che devono solo pentirsi di essere nati.

Aug

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18 Febbraio 2008

Stretto il ponte, lunga la via

Mia nonna mi raccontava una storia di paese nata quando, negli anni trenta, si stava progettando la  linea ferroviaria Roma - Firenze con scalo a Viterbo. Le rotaie avrebbero dovuto attraversare la Maremma laziale che comprende anche le campagne fra Tuscania e Marta, la mia terra natale. Ma, per i contrasti d'interesse fra i grandi proprietari terrieri e le amministrazioni locali, si diceva che quella ferrovia non sarebbe mai passata da Viterbo.

Un giorno, mentre i contadini stavano accatastando le "gregne" (i fasci di grano mietuto) nei "cordelli" (i covoni), uno dei mietitori, Senezio, vide un gruppo di persone ben vestite che stavano piazzando degli strumenti di misurazione in fondo al campo. Si avvicinò per chiedere cosa stessero facendo. Si qualificarono come geometri dello Stato, venuti a mappare il terreno dove sarebbero state poste le rotaie del tratto ferroviario della Firenze-Roma.  Senezio, noto a tutti per arguzia e senso dell'umorismo, si mise subito a gesticolare per richiamare a gran voce gli altri mietitori : "Correte! Fate largo! Spostate i cordelli che passa il treno!".....Quel treno non è ancora arrivato.

Questa storia mi viene in mente tutte le volte che si parla del Ponte sullo Stretto di Messina. Io sarò in Sicilia per una quindicina di giorni, nel bel mezzo del periodo elettorale. Il 13 Aprile si voterà per il rinnovo del governo regionale. Già vedo i manifesti che promettono il Ponte e quelli che il Ponte non lo vogliono. Chi sbandiera la possibilità di migliaia di posti di lavoro, chi mette in guardia dallo scempio ambientale e dallo spreco di risorse. Ennesime diatribe che si ripetono da decenni. I siciliani sono abbastanza fatalisti e scettici, per farsi prendere dagli entusiasmi, un po' come i martani. Se  c'è un Senezio fra di loro, mi piacerebbe incontrarlo. Chissà cosa avrebbe da dire?. Potremmo ridere amaramente insieme.  Ma se lo incontrerò non sarà certo nelle sedi di partito.

 Aug

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16 Febbraio 2008

 

Riporto per intero l' INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA GIORGIO NAPOLITANO ALLA SEDUTA DEL CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA  a Palazzo dei Marescialli, 14 febbraio 2008

 Ho numerato i paragrafi che mi azzardo a commentare alla fine del documento

"Signor Vice Presidente, Signori Consiglieri, a tutti il mio saluto cordiale.

Colgo l'occasione per rivolgere qui un augurio particolarmente caloroso al nuovo Ministro della Giustizia, Presidente Luigi Scotti, già autorevole magistrato e componente del Consiglio Superiore; le sue qualità professionali e organizzative gli consentiranno di svolgere con alto senso delle istituzioni, in un momento particolarmente delicato e complesso, l'incarico affidatogli.

Non vi stupirete - penso - Signori Consiglieri, se inizierò il mio intervento interrogandomi sulla stessa scelta del tema cui abbiamo deciso - me consenziente e partecipe - di dedicare questa discussione. Sappiamo benissimo, naturalmente, che si è trattato di una scelta suggerita dall'accumularsi nel tempo e dal recente acuirsi di tensioni che hanno riproposto come nodo particolarmente delicato e critico quello dei rapporti tra politica e giustizia. Ma alcuni chiarimenti preliminari sono necessari e opportuni.

Innanzitutto, il tema di cui abbiamo ritenuto di dover discutere specificamente, non può essere isolato dalle problematiche generali - riproposte organicamente in occasione della recente inaugurazione dell'Anno Giudiziario. Problematiche relative al funzionamento del "servizio giustizia" o, se si preferisce, alla valorizzazione e al riconoscimento - in un rinnovato rapporto di fiducia con i cittadini - di quell'impegno di corretta ed efficace amministrazione della giustizia che è presidio fondamentale dello Stato di diritto. Capisco che questo richiamo al quadro di insieme cui ricondurre anche il tema del rapporto tra politica e giustizia può apparire ovvio o pacifico. Ma non sono certo che sempre, nella pratica, questo quadro, questo nesso sia da tutti ben tenuto presente : si ha talvolta l'impressione che da una parte o dall'altra si finisca per smarrirlo.

Di qui anche l'altro mio interrogativo : si può finalmente dar luogo a un confronto sul tema che ci interessa e preoccupa, senza che le voci provenienti dal mondo della politica e dal mondo della magistratura siano contrassegnate da complessi difensivi e da impulsi di ritorsione polemica? Mi auguro che sia possibile, e che proprio questa discussione in seno al CSM possa darne la prova.

La politica e la giustizia, i protagonisti, e ancor più le istanze rappresentative, dell'una e dell'altra, non possono percepirsi ed esprimersi come mondi ostili, guidati dal sospetto reciproco, anziché uniti in una comune responsabilità istituzionale. E a chi vi parla tocca dare il contributo più obbiettivo e disinteressato alla piena affermazione di quella comune responsabilità. A ciò corrispondono rilievi ed inviti che ho formulato in alcune occasioni, intervenendo in questo Consiglio : solo impropriamente e strumentalmente si è potuto riferirli a un qualche intento polemico particolare, in relazione a vicende del momento.

Aggiungo che considero fuorviante attribuirmi la tendenza a una salomonica equidistanza, come se a me spettasse dividere i torti e le ragioni tra due parti in conflitto, e non richiamare tutti al rispetto di regole, esigenze, equilibri che il nostro ordinamento repubblicano ha per tutti reso vincolanti.

Quale sia l'ispirazione che mi guida, e quali i fatti che mi preoccupano, ho detto di recente nel mio discorso in Parlamento per il 60° anniversario della Costituzione : "troppi sono oggi i casi di non osservanza delle leggi e delle regole, di scarso rispetto delle istituzioni ma anche di scarso senso del limite nei rapporti tra le istituzioni". E a proposito, in particolare, dei rapporti tra politica e giustizia, e tra le rispettive istituzioni, già nel saluto augurale rivolto alle alte cariche dello Stato per le festività natalizie, avevo messo in guardia contro "l'accendersi, ancora una volta, di una deleteria spirale che procurerebbe grave danno sia alle forze e alle istituzioni politiche sia alla magistratura, in definitiva alla causa della giustizia nell'interesse dei cittadini e dello Stato".

La rigorosa osservanza delle leggi, il più severo controllo di legalità, rappresentano un imperativo assoluto per la salute della Repubblica, e dobbiamo avere il massimo rispetto per la magistratura che è investita di questo compito essenziale. Anche nella cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario della Corte dei Conti, il Presidente e il Procuratore Generale hanno formulato gravi rilievi in ordine alla diffusione delle pratiche di corruzione e di altre violazioni della legge penale. Si tratta di fenomeni devianti di cui le forze politiche debbono avere consapevolezza, ponendovi argine nell'ambito delle loro responsabilità. E nei casi in cui quei fenomeni siano obbiettivamente riconducibili anche a persone che svolgono attività politica e ricoprono incarichi pubblici, dev'esser chiaro che l'investitura popolare, diretta o indiretta, non può diventare privilegio esonerando chicchessia dal confrontarsi correttamente col magistrato chiamato al controllo di legalità. 

*1)Chi svolge attività politica non solo ha il diritto di difendersi e di esigere garanzie quando sia chiamato personalmente in causa, ma non può rinunciare alla sua libertà di giudizio nei confronti di indirizzi e provvedimenti giudiziari. Ha però il dovere di non abbandonarsi a forme di contestazione sommaria e generalizzata dell'operato della magistratura ; e deve liberarsi dalla tendenza a considerare la politica in quanto tale, o la politica di una parte, bersaglio di un complotto da parte della magistratura.

 *2)Un analogo complesso di diffidenza e di reattività difensiva si coglie anche, talvolta, negli atteggiamenti di quanti operano nell'amministrazione della giustizia e rappresentano l'ordine giudiziario.

Bisogna dissipare questa duplice cortina di pregiudizio e di sospetto. E ai magistrati spetta in questo senso fare la loro parte. Molto apprezzabili, nella loro essenzialità, mi sono perciò sembrate le osservazioni contenute nella Premessa della Relazione svolta il 25 gennaio scorso dal Presidente Carbone : "Occorre che ogni singolo Magistrato sia pienamente consapevole della portata degli effetti, talora assai rilevanti, che un suo atto può produrre" ; che può produrre - ha sottolineato a sua volta il Presidente della Corte dei Conti - "anche al di là delle parti processuali". Al senso del limite e della responsabilità, deve accompagnarsi lo scrupolo necessario per non cedere all' "esposizione mediatica", l'impegno a "ricreare" - sono ancora parole del Presidente Carbone - "un giusto clima di rispetto, riservatezza e decoro intorno al processo". E sullo stesso tema è intervenuta una settimana fa l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, deliberando un "atto di indirizzo" puntuale e fermo contro il rischio di un sovrapporsi della televisione alla funzione della giustizia, attraverso "la tecnica della spettacolarizzazione dei processi" e la suggestione di "teoremi giudiziari alternativi". Grande rilievo può a questo proposito assumere l'individuazione - da parte del Consiglio Superiore - di percorsi formativi che sviluppino nei magistrati modelli di comportamento ispirati alla discrezione e alla misura.

 *3)E', infine, parte importante del senso del limite non sentirsi investiti di missioni improprie : il magistrato non deve dimostrare alcun assunto, non certamente quello di avere il coraggio di "toccare i potenti", anche contravvenendo a regole inderogabili. Né può considerarsi chiamato a colpire il malcostume politico che non si traduca in condotte penalmente rilevanti. La sola, alta missione da assolvere è quella di applicare e far rispettare le leggi, attraverso un esercizio della giurisdizione che coniughi il rigore con la scrupolosa osservanza dei principi del giusto processo, delle garanzie cui hanno diritto tutti i cittadini. Come ha appena ribadito in una sua sentenza la Sezione disciplinare del Consiglio Superiore, "il principio di soggezione soltanto alla legge, lungi dal riconoscere un potere arbitrario, costituisce per il magistrato un vincolo che gli impedisce di finalizzare o condizionare la propria attività a obbiettivi diversi da quelli della affermazione del diritto".

Perciò, in precedenti nostri incontri qui, ho ritenuto di dover sollecitare la necessaria cautela quando si valutino gli "elementi indiziari nel decidere l'apertura del procedimento e a maggior ragione l'adozione di misure cautelari" : sapendo tra l'altro che il problema irrisolto della durata del processo rende poco credibile l'argomento secondo il quale ogni provvedimento giudiziario può trovare nel sistema le sue correzioni. E con lo stesso spirito ho espresso altre, pacate raccomandazioni.

 *4)A presidio di regole sancite per legge e di norme di comportamento, a entrambe le quali debbono sottostare quanti sono chiamati a indagare e giudicare, si pone l'esercizio obbligatorio dell'azione disciplinare, che va condotto con tempestività e rigore, come ha sottolineato il Procuratore Generale della Corte di Cassazione nel suo intervento all'inaugurazione dell'anno giudiziario. Si tratta di una funzione che anche il Consiglio Superiore della Magistratura è chiamato a svolgere senza esitazioni e indulgenze, ignorando pressioni politico-mediatiche irrispettose delle ragioni e delle procedure dell'azione disciplinare. Esercitando prontamente tale azione, si rende un importante servigio alla magistratura e al suo organo rappresentativo, accrescendone il prestigio e l'autorità e dando maggior forza alla tutela dell'autonomia e dell'indipendenza dell'ordine giudiziario.

 E' egualmente importante che i titolari dei poteri di vigilanza segnalino tempestivamente i contrasti all'interno degli uffici, la cui tardiva conoscenza e risoluzione può compromettere la credibilità della magistratura.

Credo per intima convinzione nel ruolo di quel Consiglio Superiore che i Costituenti disegnarono in una visione tendente a scongiurare - nell'esercizio dei poteri di governo della magistratura - rischi di chiusura ed autoreferenzialità. Essenziali ne rimangono in tale visione la capacità di libero giudizio e l'equilibrio delle decisioni al di fuori di qualsiasi compiacenza corporativa. Credo nell'unità del Consiglio, che non tollera separazioni e tantomeno contrapposizioni tra membri togati e membri di designazione parlamentare, di qualsiasi schieramento.

 *5)Credo infine nella sua capacità di concorrere a un dibattito elevato sui problemi della giustizia, e anche sul tema del rapporto con la politica, le sue forze organizzate e le sue istituzioni rappresentative : garantendo il massimo apporto della magistratura al superamento delle insufficienze del sistema giustizia e chiedendo quel che è giusto chiedere - a cominciare da una svolta nella qualità della produzione legislativa - a chi sarà chiamato a operare in Parlamento e a governare il paese. E rinnovo la mia piena fiducia nel Vice-Presidente Sen. Mancino, per l'impegno, la competenza, l'assoluta correttezza con cui ha assolto e quotidianamente assolve il suo mandato".

 

Commenti

 

*1) Chi fa politica ha maggiori responsabilità dei comuni cittadini, verso i quali deve essere di esempio ed è sempre in debito di fiducia. Se un ladro ruba una mela danneggia un fruttivendolo, se la stessa mela viene rubata da un parlamentare, quel parlamentare danneggia il Paese intero.

 

*2) Chi rappresenta l’Ordine Giudiziario, dopo le tante leggi prodotte dal l’Ordine Legislativo per garantire “una Giustizia giusta”, un “giusto processo”,  un accorciamento dei termini di prescrizione, la depenalizzazione del falso in bilancio, l’indulto, l’impossibilità a usare intercettazioni dove risulta che un criminale stia telefonando a un politico e non sto qui ad elencare le decine di leggi cosiddette “garantiste”, ritengo che abbia tutte le ragioni di preoccuparsi per un certo accanimento legislativo, definito “garantista”, tutto a favore degli indagati.  Io, normale cittadino, non mi sento garantito affatto dal garantismo bipartisan che va avanti da qualche lustro e ho l’impressione che non sempre sia il bene disinteressato del Paese nei primi pensieri di certi legislatori.

 

*3) Che il magistrato non debba dimostrare il coraggio di “toccare i potenti” mi sembra lo abbiano dimostrato esaurientemente Falcone e Borsellino, due giudici presi a caso.

 

*4) E’ giusto, l’azione disciplinare deve essere rapida nei confronti dei giudici che stravolgono i processi per favorire i “potenti” e di quelli che lasciano soli i colleghi incappati in processi scomodi.

 

Un ultima osservazione: Io non conosco magistrati padroni o che abbiano il controllo di giornali e canali televisivi, conosco invece politici padroni o controllori di immensi settori dell’informazione. A loro va gettata la palla di non esagerare in “autoreferenzialità”.

Dalla più alta carica dello Stato io mi sarei aspettato una frase di questo genere: “Viviamo tempi duri. A voi, amministratori della Giustizia, raccomando di procedere con il massimo rigore e di non guardare in faccia a nessuno. Ai politici ho già suggerito di non applaudire con vere e proprie ovazioni se un ministro dichiara guerra alla Magistratura. Buon lavoro!”

 

Aug

 

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24 Gennaio 2008

Le Mastellate

L'espressione inquieta di chi teme di essere fregato prima di riuscire lui a fregarti. Occhi roteanti vagamente cattivi anche quando la bocca finge di sorridere. E' la maschera cinematografica tipica di Vittorio Caprioli nelle sue magistrali interpretazioni di personaggi ambigui e meschini. Attore non abbastanza valorizzato in vita, al di fuori del Teatro, non ebbe nel Cinema italiano ruoli di primissimo piano. Tra le figure da lui interpretate non ricordo ad esempio che ci sia stata quella di ministro della Repubblica, Forse non se ne è mai presentata l'opportunità, o forse neanche il Caprioli regista se la sarebbe sentita di prestare la maschera ambigua del Caprioli attore a una carica che richiede il massimo della serietà a chi è chiamato a ricoprirla. Ma qui parliamo del Cinema italiano, che neanche al grande Antonio De Curtis seppe dire qualcosa di più di "Facce ride, Totò!" (salvo la meritata attenzione che gli riservò Pasolini). La Politica invece è un'altra cosa. Sa mettere le persone giuste nel posto sbagliato, con assoluta consapevolezza. Per un interminabile spazio di tempo (quasi due anni) è stato concesso il Ministero della Giustizia a un sosia di Caprioli dalle doti eccezionali. Ha avuto la forza di applicare nelle galere italiane un turnover di portata storica. Ha saputo erigere il valore della famiglia al di sopra degli interessi nazionali. E' riuscito a strappare la più calorosa delle ovazioni dal Parlamento intero (fuori dal coro solo Di Pietro), con la sua memorabile dichiarazione di guerra alla Magistratura. Con il suo misero 1,4% di rappresentanza parlamentare è stato capace di far saltare in aria lo stesso Governo di cui faceva parte.

Con tutto il rispetto per il defunto versatile attore, neanche Vittorio Caprioli avrebbe saputo recitare meglio nel peggiore dei suoi personaggi.

Aug

 

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4 Gennaio 2008

La Voce del Padrone

Il ricordo più brillante lasciato da Giuliano Ferrara nella sua esperienza di Ministro della Repubblica Italiana è la famosa frase pronunciata all'insediamento del primo governo Berlusconi: "Adesso comandiamo noi". Un'idea della democrazia che il collega Previti ebbe occasione di precisare con la frase altrettanto famosa "Non faremo prigionieri".

Ex comunista, ex socialista, infine forzaitaliota, in questi ultimi tempi il grande giornalista (grande per dire grosso) si sta occupando di  temi dei quali francamente se ne infischierebbe, se non fossero utili a intorbidare l'acqua dei nemici del Padrone. Non ha ancora  terminato la sua campagna contro il preservativo (apparecchio del quale, con tutta probabilità, non avrebbe neanche bisogno), che è già impegnato nella crociata contro la 194. La legge contro l'aborto clandestino, voluta dalla maggioranza degli Italiani con ben due referendum, non è mai stata digerita dalla Chiesa, che ogni tanto lancia una fatwa ai suoi fedeli, sparsi in tutti i partiti, per recuperare con l'intimidazione religiosa l'egemonia sui feti, perduta con la vittoria della democrazia civile. Non ho mai capito e non voglio cercar di capire certe prese di posizione poco cristiane contro il controllo delle nascite, come pure quelle contro il divorzio, contro le coppie di fatto e contro il comunismo. (Per chi non lo sapesse la scomunica nei confronti dei comunisti, dai tempi di papa Pacelli, peraltro neutrale con i nazisti, resta ancora in piedi. Anche se non viene mai applicata). Neanche a Ferrara interessa veramente la sostanza del problema. A lui interessa mettere in evidenza tutto ciò che può spaccare la coalizione dell'odiato Prodi (odiato per conto del Cavalier padrone). Un governo che si regge con il voto precario di quattro senatori si potrebbe far cadere comprandone cinque o sei. Ma se l'operazione non riuscisse bisogna scompigliarlo buttandogli fra i piedi bombette puzzolenti. Frugando nella pattumiera delle ideologie, può sempre venir fuori qualche polpetta avariata  da dare in pasto ai fondamentalisti, presenti in gran numero sia a destra che a sinistra, ma (ciò che più fa ingrifare un sadico come big Giuliano), soprattutto nel Partito Democratico, vero obiettivo da disgregare.  Lui apre la ferita, qualche vescovo d'assalto ci sparge sopra del pepe nero e la cosa è fatta. Ci siamo assicurati un lungo periodo di discussioni al veleno.

Purtroppo viviamo in un paese dove  la furbizia è sacra e il senso del ridicolo non è mai nato.

Aug

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