E' morto Cossiga, viva Cossiga! Amici, nemici, giornali,
televisioni, tutti insieme in un profluvio di retorica, a
commentarne la scomparsa come tante prefiche. Scompaiono le mille
ombre, si accendono come soli le poche e fioche luci del fu ministro
degli Interni, premier e presidente della Repubblica. E' il trionfo
dell'ipocrisia. Rai News dedica al defunto picconatore una serie di
benevoli commenti no stop 24 su 24. E' vero che ogni defunto merita
rispetto, ma non bisogna esagerare. Come non è
corretto (anzi diventa viltà) accanirsi sui cadaveri, non è altresì
onesto coprire i morti di sperticati elogi, innalzandoli più
dell'effettiva statura. Stiamo assistendo a una ipocrita gara fra
giornalisti e politici, tutti impegnati a chi spara più in alto
l'elogio funebre al più discusso protagonista dei peggiori 40 anni
della nostra vita repubblicana. Un politico che ha preteso di
lavorare per la salvezza della patria giustificando ogni mezzo,
compresa la Massoneria di
Licio Gelli e l'organizzazione stragista Gladio, mentre si divertiva
a dileggiare i magistrati che ardivano indagare sui misteri
italiani.
Ai giovani
che non sanno di cosa io stia parlando, voglio ricordare alcuni
misteri italiani irrisolti:
12 dicembre 1969:
Milano; piazza Fontana - 16 morti
22 luglio 1970:
Gioia Tauro; attentato al treno - 7 morti
28 maggio
1974:
Brescia; piazza della Loggia - 8 morti
4 agosto 1974
S. Benedetto Val di Sambro; treno Italicus - 12 morti
27 giugno 1980
Bologna; bomba alla stazione - 85 morti
23 dicembre 1984
S. Benedetto Val di Sambro; treno 904 - 15 morti
Alcune frasi pronunciate dall'illustre defunto:
-"So tutto su Gladio: come era fatta e come
non era fatta. Per filo e per segno. E quindi, quando ne parlo, ne
parlo con perfetta cognizione di causa. E mi sono immediatamente
sbracciato per garantire che era una cosa perfettamente lecita, anzi
doverosa, e senza doppi fondi, esponendomi in prima persona"
-"La strage di Bologna è un incidente
accaduto agli amici della "resistenza palestinese" che, autorizzata
dal "lodo Moro" a fare in Italia quel che voleva purché non contro
il nostro Paese, si fecero saltare colpevolmente una o due valigie
di esplosivo".
Parlando di Rosario Livatino, il giudice di Canicattì, che indagava
sui legami Mafia-Massoneria, Cossiga disse:
"Possiamo continuare con questo tabù, che poi
significa che ogni ragazzino che ha vinto il concorso ritiene di
dover esercitare l'azione penale a diritto e a rovescio, come gli
pare e gli piace, senza rispondere a nessuno? … Non è possibile che
si creda che un ragazzino, solo perché ha fatto il concorso di
diritto romano, sia in grado di condurre indagini complesse contro
la mafia e il traffico di droga. Questa è un'autentica sciocchezza!
A questo ragazzino io non gli affiderei nemmeno l'amministrazione di
una casa terrena, come si dice in
Sardegna, una casa a un piano con una
sola finestra, che è anche la porta"
Il 21 settembre 1990 Livatino, il "giudice ragazzino" lasciato senza
scorta, viene assassinato dalla Mafia.
-"Casson di nome e di fatto"- disse di
Felice Casson, il giudice che lo chiamò, senza ottenere risposta, a
testimoniare su Gladio nel processo sulla strage di Peteano (3
carabinieri assassinati)
In merito alle manifestazioni studentesche dell'autunno 2008
consigliò il ministro Maroni:
-"Maroni
dovrebbe fare quel che feci io
quand'ero Ministro dell'interno.
Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle
università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a
tutto, e lasciare che per
una decina di giorni i
manifestanti devastino i negozi,
diano fuoco alle macchine e
mettano a ferro e fuoco le
città. Dopo di che, forti del
consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà
sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri".